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Merry Christmas 2009 & Happy New Year 2010

giovedì, 31 dicembre 2009

 

 

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2010

Happy  New Year!

Salvo Gagliardo

fantastikalbi

 

NASA

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Un Viaggio verso le Stelle

In memoria di Carl Sagan

 

 

Il 4 ottobre del 1957 ha inizio ufficialmente la storia dell’ Uomo nello Spazio. Con grande sorpresa degli Stati Uniti, l’ Unione Sovietica lancia il suo primo satellite artificiale in orbita terrestre, lo Sputnik 1 e come a rincarare la dose e a preoccupare maggiormente il Governo americano,il 3 novembre dello stesso anno i russi fanno il replay e lanciano lo Sputnik 2 Ormai gli U. S. non possono più stare a guardare. In realtà l’ America aveva cominciato ad interessarsi allo Spazio nell’ immediato dopo guerra quando erano affluiti nelle fila degli scienziati e tecnici americani interessati all’ aeronautica e al volo in orbita,  i responsabili tedeschi delle V2 portati in America assieme a ciò che gli Stati Uniti avevano messo in salvo delle loro ricerche, e naturalmente portando con sé   anche il prestigioso ingegnere aeronautico e astronautico,  Wernher Von Braun così da evitargli  un processo in direttissima  per collaborazionismo con i nazisti e con Hitler. Nel  1955, il Governo americano  aveva varato il Progetto Vanguard che contava di mandare in orbita al più presto il primo satellite artificiale. Allora non esisteva  ancora la NASA, ma c’era la NACA, un Organismo scientifico, tecnico e militare che aveva come scopo la sperimentazione di nuove tecnologie dell’ aria, e coinvolta in prima persona era la US. Navy e lo sarebbe rimasta anche dopo. La NACA  era stata messa in piedi nel 1915  dal Presidente Wilson. Presa in contropiede l’ America   si trovò così  nella necessità di accelerare i suoi programmi spaziali e di ristrutturare l’ Organismo più importante per la realizzazione di questi. La NACA fu accorpata alla nuova NASA, la  National Areonautic And Space Administration. L’ Organizzazione nasce ufficialmente il 29 luglio 1958. La Carta Costituente dell’  Ente Spaziale viene ufficialmente approvata dal  Congresso e firmata dal Presidente degli Stati Uniti, Dwight  Eisenhower. A capo dell’ organizzazione federale viene posto l’ ingegnere tedesco  Wernher von Braun. Nel gennaio  del 1958 l’ America aveva cercato di riparare al fallimento del Vanguard con lo Jupter, l’ Explorer 1 viene messo in orbita terrestre il 31 gennaio del 1958, l’ America entra così in competizione con l’ URSS in occasione dell’ Anno Geofisico Internazionale. e nel Marzo aveva  rilanciato  il Vanguard. La NASA nasce come un insieme di Laboratori di Ricerca Avanzata nel campo  delle tecnologie Spaziali e Aeronautiche sparsi in tutto il territorio nazionale, e come una intelaiatura di Università disposte a collaborare e a condividere le loro conoscenze e studi con il nuovo Ente Spaziale che naturalmente mostra il suo stretto legame con la Difesa e la Sicurezza. Il 12 aprile del 1961 è un’ altra data importante per questi primi passi dell’ uomo nel Cosmo. L’ URSS invia nello spazio il suo primo astronauta, Yuri Gagarin con  il veicolo Vostok 1. Gli Americani rispondono con il Progetto Mercury, il primo programma  complesso di esplorazione dello Spazio e con Alan Shepard che viene mandato oltre l’ atmosfera  con il  Mercury 3. E’ il 5 maggio del 1961. La Grande Avventura è cominciata. A Shepard seguirà John Glenn. In America e nello staff di von Braun, composto da vari scienziati tedeschi ha inizio la corsa alla Luna prima che il Presidente J. Fitzgerald Kennedy pronunci lo storico <<Yes  We Can>>. Viene varato il Progetto Apollo, che sarà quello che realizzerà i sogni di von Braun e della Casa Bianca. L’ ingegnere tedesco nutre  sogni ambiziosi che già aveva coltivato in patria e per questi era entrato in conflitto  con le  SS di Hitler. Sogna anche Marte e realizza un progetto di sbarco su vasta scala già  nel 1952, il primo sbarco sul pianeta rosso. Ma la Guerra Fredda lo costringe ad un lucido  realismo e a concepire nei particolari il raggiungimento del nostro satellite naturale e il primo allunaggio  che avverrà lo storico 19 luglio del 1969. L’ Apollo 11 toccò il suolo lunare davanti a 600 milioni di  telespettatori alle ore 21,17,41 Tempo Universale, e Neil Armstrong scese per primo dal Lem, seguì Buzz Aldrin. Le frasi che Armstrong pronunciò toccando con il piede la superficie lunare resteranno famose quanto quelle lasciate  scritte sulla  targa metallica con  la firma di Richard Nixon ,<<Un piccolo passo per un uomo, un passo enorme per l’ umanità>> ,That’s one small step for man, one giant leap for mankind. La targa lasciata sulla Luna dai due astronauti diceva:<< Here men from the planet earth first set foot upon the moon.july 1969, A.D. We came in peace for all mankind>>. Atterrando fu pronunciata un’ altra frase storica:<< Houston, Tranquility base here,the Aegle as landed>>.L’ ultimo sbarco dell’ Apollo avverrà nel dicembre  1972, con Cernan e Schmitt. La prima grande avventura dell’ uomo sulla Luna si era conclusa. Ma le attività della NASA sono state e sono molteplici, la sua presenza nelle tecnologie di avanguardia è indiscussa. Basi e Laboratori che portano il suo inconfondibile Logo si trovano ovunque sul nostro pianeta e NASA è diventata famosa quanto Walt Disney per i sogni che suscita e per l’ impegno nell’ esplorazione spaziale e nella ricerca. NASA è subito identificabile quanto appunto la Walt Disney o la Coca Cola, ed è di sicuro la più famosa Agenzia spaziale del mondo. E a proposito del grande WALT, la Walt Disney Production  con la collaborazione dell’ ingegnere Wernher von Braun negli Anni Cinquanta realizzò una serie televisiva in tre puntate  sull’ Avventura dell’ uomo nello Spazio e nei progetti di Walt Disney c’era già   Disneyland, la mega  città del fantastico con una sezione dedicata al Cosmo e all’ avventura su Marte curata personalmente dall’ ingegnere tedesco. Un giorno il Logo Spaziale più famoso del mondo svetterà da qualche cima dei giganteschi vulcani marziani, forse dal Mons Olympia, e dalle desolate pianure desertiche come  un’ Icona del futuro. Ma siamo anche certi che NASA si leggerà anche nelle future città subacquee, quando l’ uomo andrà a colonizzare gli oceani e una nuova specie di Oceanonauti nascerà sul nostro pianeta. Intanto l’ Agenzia promette a tutti gli Internetnauti, fantastici viaggi virtuali in tre D nel nostro Sistema Solare, esplorazioni alla consolle dei vari pianeti  e un Web marziano già è nei suoi progetti. I programmatori già sono a lavoro per farci impazzire con qualche play station marziana e lunare. Ma NASA non significa solo Uomo sula Luna. L’ Agenzia attraverso i suoi diversi Laboratory e autentiche cittadelle dello Spazio  sparse nel territorio nazionale si occupa dello studio e dalla costruzione di diversi materiali da mandare nel Cosmo, si occupa dell’ addestramento dei futuri astronauti, della loro saluta, della loro sicurezza, si occupa dei Vettori  che hanno portato e porteranno gli uomini nel Sistema Solare, si occupa dei Razzi necessari a fare uscire le navette dall’ atmosfera terrestre e dei combustibili  propellenti. Si occupa dello studio della natura in condizioni estreme, e vi sono Basi in posti estremi, come in Antartide o nell’ Artico, anche la profondità degli Oceani viene e verrà studiata e sfruttata. E via via si sommano una quantità di attività importanti o collaterali, come l’ Esobiologia e lo Studio sulla Vita Extraterrestre, lo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale, dei  robot e delle sonde da inviare nei nove pianeti del Sistema. E tutto questo richiede specializzazioni e competenze, e soprattutto Fondi, e non sempre il Congresso è disposto a stanziare denaro  alla NASA per la ricerca. Ma da circa venti anni la NASA è anche impegnata nello studio del nostro ecosistema che è attualmente in crisi e nel cercare rimedi ad una situazione che tende a peggiorare. E’ inutile dire qui che l’ esplorazione dello Spazio porterà conoscenze nuove che potranno rivelarsi utili se non determinanti  a risolvere i problemi del nostro pianeta.

In quanto all’ esplorazione,gli  Americani non  hanno un piano unico di  sviluppo spaziale a lungo termine, è cosa nota. Ma procedono con progetti a breve, forse per le difficoltà dell’ impresa, per i fondi necessari e perché ancora lo Sviluppo Spaziale è fortemente dipendente dalle contingenze storiche  e politiche del pianeta. La situazione vista in  prospettiva potrebbero ribaltarsi nel futuro,  quando l’ uomo attingerà direttamente dal Cosmo le risorse necessarie alla sua esplorazione. Non dimentichiamo che sono passati solo cinquanta anni e che il Cosmo diverrà nel futuro una necessaria e vitale  estensione del pianeta Terra. Ricordo che tutto è cominciato con le V2 che nella Seconda Guerra Mondiale che  hanno bombardato a tappeto l’ Inghilterra. Von Braun forse sognava altro, sognava il Cosmo come il suo professore il rumeno Hermann  Oberth, o come lo scienziato e scrittore tedesco  Willy Ley. L’ America del dopoguerra offrì a molti di loro l’ opportunità di conseguire i loro sogni. Ma il Razzo, come nel romanzo di Ray Bradbury, Cronache Marziane,  era la condizione essenziale per lasciare la Terra, lo aveva intuito nel passato Jules Verne. Così la NASA si lanciò nello studio e nella sperimentazione di Booster ed External Tank sempre più potenti e nella realizzazione dei carburanti necessari. Sono i tempi d’ oro di Werner von Braun, e  dell’ equipe di tedeschi in America, mentre l’ URSS da parte sua stava percorrendo la stessa strada. Dal Vanguard agli Ares la strada è stata lunga. E la NASA è sempre impegnata a trovare Razzi potenti ma anche capaci di risparmiare carburante. Nell’ attesa che una futura navicella o astronave parta per le regioni di Marte o di Giove direttamente dalla Luna. Lo Space Shuttle, l’ attuale astronave capace di trasportare uomini e mezzi fuori dall’ atmosfera terrestre è oggi quasi un mito o una leggenda ma c’è chi pensa di mandarlo in pensione. E’ entrato in azione nel 1970, e attualmente con ulteriori modifiche resta il veicolo più adatto a portare gli uomini di nuovo sulla Luna e su Marte. Allo Shuttle è dovuto l’ Hubble Space Telescope, il fantastico super telescopio, messo in orbita nel 1990. Nel breve futuro  il  più potente telescopio del Sistema Solare  molto probabilmente sarà situato in territorio lunare. Ma è nel 1973 che gli americani mettono in orbita lo Skylab, la prima città laboratorio dello Spazio, esso cesserà di esistere nel 1979. Ma il grande progetto di una Città Spaziale in orbita terrestre viene rilanciato nel 1995 quando i Russi collaborano con l’ America  per  il progetto di una  Stazione Spaziale Internazionale, la I.S.S. progetto che viene varato nel 1998 e che si pensa debba essere ultimato nel 2011, ma in quanto allo Spazio le date sono sempre da rivedere. All’ I.S.S. partecipano sia gli U.S., ma anche il Giappone e la Russia. Un altro grande Progetto portato avanti con l’ aiuto della NASA è il SETI, il Serche Extraterrestrial Intelligence a cui hanno dato un grande contributo sia l’ astrofisico Frank Drake che l’ altro grande nome dell’ astronomia e della ricerca avanzata in campo esobiologico, che  stato il  compianto Carl Sagan, uno degli scienziati più di prestigio della NASA. Sagan ha anche  dato un grande contributo all’ esplorazione di Marte, a all’ esplorazione di Venere, e a lui è dovuto la sonda messaggio mandata fuori dal Sistema Solare alla ricerca di civiltà extraterrestri. Ed ora due obbiettivi  a breve riaccendono l’ entusiasmo dell’ Agenzia Spaziale, la Luna e Marte. La Luna è il nostro unico satellite naturale  e si trova a relativa breve distanza dalla Terra, così appare un vero guardiano o porta del nostro pianeta, un guardiano naturale che non è possibile che nel futuro non venga sfruttato in tal senso. I progetti ora si fanno più estesi, non si tratta più di mettere piede sulla Luna ma di popolarla o volendo colonizzarla, di fare della Luna un ottimo punto di osservazione della Terra, la breve distanza lo permette, e di farne una vera porta di ingresso o di uscita dal nostro pianeta per i vari pianeti del Sistema. Si è già trovata dell’ acqua necessaria al popolamento del satellite, e la luna appare come un autentico cantiere estrattivo. Inoltre vi si potranno  allocare diversi basi permanenti di ricerca e di esplorazione, oltre che miniere estrattive, un Osservatorio Astronomico capace di darci un’ immagine dell’ Universo che ancora ci è ignota,e si pensa a Laboratori  Lunari che studiano l’ uomo posto in condizioni estreme, e si pensa anche a collocarvi naturalmente delle armi e dei sistemi di difesa e di offesa. Ci si prepara ad un esercito dello Spazio, ad una Space Force, in barba allo storico << We came in peace for all mankind>>!Ma per il momento Luna e Marte si presentano per l’ Agenzia come una meta unica, e in effetti lo è. Luna e Marte completeranno la prima fase della Colonizzazione. Alla NASA si parla di venti o trenta anni, di certo le basi permanenti verranno collocate sia sulla Luna che si Marte entro questo secolo, nel prossimo si guarderà oltre Marte, ossia a alla regione di Giove e dei suoi infiniti satelliti e satelloidi, intanto Marte e Luna si preparano a donarci strane sorprese e rivelazioni. Di sicuro gli Stati Uniti punteranno a questi due nuovi traguardi per rilanciare il loro prestigio, ma io penso che il 1969 è superato e che lo spirito che dovrà animare la futura colonizzazione sarà sotto l’ insegna della collaborazione, i costi sono troppo elevati, e nuove Nazione si stanno aprendo allo Spazio, per ora Cina ed India, nel futuro forse anche l’ Islam. E l’ ESA, l’ Ente Spaziale Europeo stringe sempre più legami con  la NASA. Dietro lo sviluppo spaziale si muovono Imprese di Alte tecnologie e business high tech, e lo Spazio può diventare una vera miniera d’oro. Volendo oggi tutti noi viviamo in una dimensione marziana, ossia in una dimensione di alte tecnologie estremamente sofisticate e precise, dire Marte vuol dire Futuro anche della Terra e vuole anche dire trasformazione delle nostre città, delle nostre case, dei nostri servizi, delle nostre auto e dei nostri sistemi di comunicazione. NASA è tutto questo. Si sa che sta investendo nella riconversione dell’ energia solare ad esempio. Dyson aveva ipotizzato per il nostro futuro delle sfere che accumulassero l’ energia liberata dalla nostra   stella per i nostri molteplici usi. E aveva ipotizzato nello Spazio Civiltà evolute capaci di servirsi in toto dell’ energia della propria stella e poi quella della propria Galassia. La NASA si muove in questa direzione. E infine possiamo anche immaginare o sognare i tempi in cui esisterà un vero turismo interplanetario e un commercio fra pianeti, in cui carghi e navette o grandi astronavi lo attraverseranno e viaggiare nel Cosmo non sarà un’ avventura di pochi, ma dei più, in cui gente nuova non nascerà sulla Terra ma altrove, nelle varie Città spaziali o nelle Basi, ma tutto questo richiederà conoscenza e coraggio, sfida alle condizioni inizialmente avverse del Cosmo, e desiderio di andare oltre, oltre il noto e il conosciuto, forse per chi ci crede una sorta di ritorno a Dio. Io voglio credere che l’ uomo sia fatto per tutto questo. Salvo Gagliardo. Happy New Year.2010.

 

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Albi di FantastiKa

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Mistero Marziano

racconto fantastico

di

Salvo Gagliardo

Capitolo 1

 

Nello Spazio

 

 

 L’oscuro e macabro fardello scivolò silenzioso nel gelido Cosmo, allontanandosi lentamente dalla grigia astronave interstellare Fox 25 in viaggio per le regioni celesti di Tau-Betha, un Sistema a due stelle e a cinque anni luce dal Sole. L’ astronauta Inconn era morto alle 21,15, Tempo universale. Il dottor Klam ne aveva diagnosticato il decesso, l’ esplosione di un’ arteria ed il conseguente arresto del cuore,  effetto dell’ inevitabile usura a gravità zero. Molti dell’ equipaggio provenivano dalle colonie di Marte come il tenente della Interplanetary Space Force, George Inconn. Era nato nel Maryland ed aveva 31 anni. Era sposato felicemente con Johan Schindler, ed insieme avevano un bel bambino, David.

La salma restò nella cella frigorifera per il tempo canonico,sigillata nella sua sacca sintetica, con la targhetta metallica, nome e cognome incisi, e tutto il resto,  poi, dopo la rituale benedizione del cappellano luterano, Inconn era luterano cartista, venne espulsa nella notte cosmica. Galleggiò per un po’, poi rotolò comicamente, e si allontanò nello Spazio dove la Fox si trovava in missione esplorativa. Le stelle brillavano fredde e lontane, ma relativamente vicina era la gigante viola assieme ad una piccola stella arancione. Il feretro continuò a roteare in un cielo rosso sangue. Chiuso nella sacca, il cadavere dell’ astronauta aveva gli occhi serrati e cavi che andavano scurendosi, come le labbra già livide. I capelli sottili e di un giallo paglierino aderivano inerti sull’ alta fronte marmorea. Johan ne avrebbe ignorato la morte finché la Fox non fosse tornata a Terra.  Ma quella notte la ragazza ebbe un sogno assai simile ad una visione, George era nella sua camera da letto, avvolto da una luminosità viola e pulsante. In lui c’era qualcosa di strano, ma era sicuramente George, suo era il sorriso che Johan le conosceva. Le disse qualcosa con una voce misteriosamente lontana, le disse che George, il suo George, era morto, che sarebbe presto tornato da lei, ma solo per poco. Il cuore della ragazza pulsò con violenza. L’ immagine di Inconn svanì. Johan si trovò con la faccia sul cuscino rigata di lacrime.

Il triste fardello continuò a ruotare verso la gigante viola, luci esplosero sulla lucida sacca sintetica. Vi si composero strane lettere simili a glifi arcani.

George era di sicuro morto! Era un pensiero terribile che la mente di Jennie quella mattina cercava di scacciare. La ragazza era in cucina e stava preparando la colazione. Con una certa mestizia contemplò gli olo dell’ album di famiglia. Gli occhi le si arrossarono.

La sacca capitombolò nel fulgido cielo viola. Si sformò. Si espanse. Si infiammò, colpita dalle radiazioni della stella. Incrociò un meteorite. Sparì e riapparve oltre la calotta ghiacciata di un pianeta. La maschera cerea e mortuaria del volto di Inconn si imporporò, la rigida mascella si mosse, il sangue fluì nelle vene. I suoi occhi si aprirono, e fissarono lo Spazio che filtrava magicamente per le pareti del macabro fardello. Che ruotò sempre più veloce e lontano. E venne inghiottito, divorato dalla  stella viola.

 

 

 

 

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Gentili lettori. Fantastikalbi 2009 vi augura un buon Natale. E in questa notte vuole onorare due artisti del fantastico che hanno segnato la storia dell’ umanità e continuano a far sognare adulti  e bambini. Sto parlando di Charlie Chaplin che moriva proprio in una notte di Natale e di Walt Disney, il mago dell’ animazione, padre di Topolino, Paperino e di  tutta la famiglia di cartoon della Disney. Merry Christmas 2009  da Salvo Gagliardo.

 

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Merry Christmas

by

Charlie & Walt

Charlie  Chaplin and Walt Disney

di

Salvo Gagliardo

 

 

<<Silent night, holy night,

     all is calm, all is bright

     round yon virgin

     mother and child.

     Holy infant, so tender and mild,

     sleep in heavenly peace,

     sleep in heavenly peace.>>

 

 

Omaggio al Re

Charlie Chaplin

by

Salvo Gagliardo

Charlie Chaplin muore la notte di  Natale del 1977 a  Corsier- Sur – Vevey, Svizzera

 

 

E’  stato attore comico,  regista cinematografico, mimo , clown da circo, abile imprenditore ed uomo d’ affari,sceneggiatore e scrittore, musicista e ballerino. Il suo modo di usare la cinepresa, le tecniche e i trucchi della nuova arte cinematografica del XX secolo ha fatto scuola ed è entrato di diritto  nei Manuali Universali della Settima Arte. Charlot che si allontana  in dissolvenza verso un orizzonte carico di promesse e speranze assieme alla sua bella è diventata un’  Icona Universale simile al Logo rosso della Coca Cola e agli scenari incantati di Walt  Disney. Charles Spencer Chaplin era nato nelle periferie di  Londra, nell’ Inghilterra Vittoriana e di fine secolo, il 16 aprile 1889, lo  stesso mese e  anno in cui nasceva in Austria Adolf Hitler!  Nato da piccoli attori  girovaghi di Music Hall. Figlio d’ arte, cominciò a battere il palcoscenico assai presto, a cinque anni. Chaplin racconterà forse una leggenda, ossia della sua nascita da una lontana  parente rom. Persino la sua attribuzione al popolo di Israele resta una leggenda, forse avvalorata da un pregiudizio nazista nei suoi confronti.  Ma la situazione in famiglia non è rosea per  lui, il padre è alcolizzato e la madre Hannah soffre di disturbi nervosi. Presto i due si separano. E’ la miseria più nera, e Charlot deve cominciare ad arrangiarsi. Frequenta clown, mimi e teatrini d’  avanspettacolo. Le notti va a dormire negli asilo di assistenza. La vita gli sta fornendo  gli elementi per    l’ immagine di  Charlot the tramp, l’ archetipo  del Vagabondo che si dà arie di milionario, Icona Universale che   lo consegnerà alla storia per  sempre.

Entrato nella Compagnia di Fred Karno, prima dello scoppio della Grande Guerra, tra il  1910 e il 1912, fa delle  tournèe  di lavoro  negli Stati Uniti.  Conosce  Stan Laurel, anche lui diretto in America. Viene notato da Mak Sennet dei  Keynstone Studios, e realizza i suoi primi cortometraggi. Intanto va caratterizzando il  personaggio di Charlot e il suo look  inconfondibile da little tramp  che lo renderà famoso nel mondo. Presto passa alla regia, Chaplin è un artista  unico , in quanto idea, realizza, scrive le sceneggiature, le scenografie, le musiche di tutti i suoi film. Scoppia la Guerra, e nel 1914 Chaplin realizza Kid Auto Races at  Venice. In cui perfeziona  il personaggio del  vagabondo. Sono film muti e al film muto Chaplin resterà sempre legato, essendo il cinema che meglio può rappresentare la sua geniale versatilità di mimo e clown e le sue irresistibili trovate. Chaplin porta la risata e l’ ironia di un fanciullo  nella Prima Guerra Mondiale con  Shoulder Arms del 1918, la riporta nella Seconda, con  Il Grande Dittatore, The Great Dictator , e aiuta con il  riso l’ America ad uscire dalla Grande Depressione, quasi indifferente come Charlot ai drammi e alle complicazioni della vita, avviandosi verso un orizzonte senza fine  per una via sconfinata da solo o con la sua bella, con la buffa bombetta, i pantaloni troppo larghi, l’ andatura da ubriaco e la canna di bambù simbolo di un potere che solo i santi, gli sciocchi e i geni hanno. Per la Keynstone realizza 35 film, poi passa agli Essenays Studios. Intanto nella realizzazione è diventato  totalmente autonomo.   Passa ai  Nati0nal Studios. Realizza nel 1917  The Immigrant  e Easy  Street. I suoi film muti diventano campione di incassi, secondi solo a quelle delle  grandi stelle di Hollywood, come David Griffith, Mary Pickford e Douglas Fairbanks che diverrà suo grande amico. Il suo strepitoso successo lo porta a fondare l’ United Artists  nel  1919. Nel 1915 escono  The Tramp e The Champion, nel 1917 The Adventurer.  Nel 1921 The Kid, Il Monello, con Jackie Coogan. Nel 1923 The Pilgrim. Nel 1925 La donna di Parigi, l’ unico suo film dove non sarà attore  protagonista.  Nel 1927  fa ingresso il sonoro. Chaplin accoglie la sfida, anche se resta fondamentalmente legato al muto che ritiene di qualità superiore per capacità artistica ed espressiva. Nel 1928 realizza The Circus, in cui trasfigura tutta la sua esperienza da bambino di circhi e di clown. Nel  1931 realizza City Lights  e nel 1936 Tempi  Moderni. Modern Times . E’ in questo film che the little tramp  acquista una voce. Ma l’ acquista solo per dirci addio, infatti questo è l’ ultimo film in cui appare Charlot e la sequenza finale lo vedono  allontanarsi per sempre verso l’ orizzonte. Ma l’ accento fortemente britannico di Chaplin si farà  molto più sentire ne Il Grande Dittatore, The Great Dictator  del 1940. Il primo vero suo film sonoro. Seguiranno Monsieur Verdoux del 1946, un opera strutturata sulla vita  di Henry Landru e sceneggiata da Orson Wells, e Limelight del 1952, sono  i grandi capolavori  sonori di Charlie  Chaplin. Che è stat0   anche un geniale creatore di musiche, e una per tutte resterà  Smile, Sorriso, la nota canzone di Modern Times che fa di Chaplin anche un realizzatore di grandi  colonne sonore che identificano  immediatamente il film. Basta ricordare qui Luci della Città e Luci della Ribalta. Ma l’ immediato dopoguerra  e dopo  Monsieur Verdoux, che conobbe meno successo degli altri,  oltre a dare a Chaplin una fama internazionale e a farlo uno dei registi più ricchi del mondo, portò dei problemi nella sua vita personale già resa difficile dalle numerose cause intentate ai suoi danni dalle mogli o dalle ragazze che aveva scritturato nei suoi film. Il Governo americano scopriva di avere un altro nemico oltre quello appena sconfitto, nel Comunismo e nell’ Unione Sovietica, la destra americana iniziava  una sorta di linciaggio morale contro tutti quelli che avevano manifestato simpatie per Carlo Marx, guidata dalla campagna anticomunista creata dal senatore repubblicano  Mc Carty e dal Direttore della FBI,  Edgar Hoower. Chaplin non aveva mai fatto segreto delle sue simpatie per il comunismo e inoltre i pregiudizi razziali mossi contro di lui da Hitler, che lo aveva messo in lista fra gli artisti ebrei, diedero alle destre l’ occasione di accusarlo di antiamericanismo, inoltre Chaplin non aveva mai preso la cittadinanza americana, restava ancora un immigrato con il visto di residenza. L’ attacco fu duro e portò colui che più di tutti aveva messo in ridicolo il fascismo, e il dittatore Adolf Hitler, a lasciare per sempre,gli Stati Uniti. E’ il 1952. I Chaplin lasciano per un viaggio di piacere l’ America per l’ Inghilterra, ma non vi rientreranno più. Chaplin ha   già  realizzato Limelight nel   1951, il film dall’ immortale colonna sonora, tratto da un romanzo di Chaplin stesso  non pubblicato,  e in cui ha avuto anche una parte il collega Buster Keaton.  Luci  della Ribalta è il suo addio all’ America. Nel 1957 a Londra realizza Un Re a New York, A King in New York, con Marlon Brando. E sempre a Londra esce La contessa di Hong Kong, A countess from Hong Kong, nel 1967, dieci anni dopo. E’ il suo ultimo film. Da Londra si trasferisce in Svizzera dove muore nel 1977, nella notte di Natale, dieci anni dopo il suo ultimo film.

Di Chaplin verrà ricordato fra l’ altro la ricerca assoluta della perfezione, metri e metri di pellicola verranno  bruciati   per girare una singola  scena. Chaplin nella sua lunga carriera artistica ha collezionato una quantità infinita di premi e onorificenze. Nel 1999 l’ American Film  Institute lo ha eletto a  decimo migliore attore protagonista di tutti  i tempi. I suoi film conservati come reliquie vengono ogni anno riproposti al pubblico e ottengono ancora successo. L’ Icona  di Charlot è famosa nel mondo quanto quella di Topolino. E le colonne sonore dei suoi film ci commuovono e fanno ancora sognare. Su di lui e sulla sua arte comica  sono stati scritti libri che riempiono le più grandi e famose biblioteche del mondo, e ancora ne saranno scritti. Ma  forse Chaplin ha dimostrato che  la genialità eccezionale non è disgiunta dal popolo e che non si può essere riconosciuti  geni se non si è in qualche modo amati dalla gente. Perché la gente lo abbia amato  tanto, resta ancora un mistero che non è riuscito a distruggere neanche  Adolf Hitler. Un omino buffo, dalle movenze da  ubriaco, che si da  arie di un milionario e che è invece sempre in bolletta, che difende le ragazze in pericolo in modo maldestro e che pure non è l’ esempio di un cavaliere, che la fa in barba a tutti e che continua  a farci ridere e forse lo farà ancora per molto tempo, forse un giorno anche le Colonie Umane su Marte proietteranno i suoi film, e forse i suoi film accompagneranno l’ uomo nel suo cammino verso le stelle.  Una curiosità. Smile era la canzone amata da Mikael Jackson e alla sua morte è stata eseguita sul suo feretro.  Buon Natale da  Salvo Gagliardo.

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Gli Universi Fantastici  di zio  Walt

Walt Disney

by

Salvo Gagliardo

 

Walter Elias  Disney nasce negli Stati Uniti, il 5 dicembre del 1901,  a Chicago, Illinois, da parenti di umili condizioni. Quarto di cinque figli, nel  1903 segue  la sorella Ruth. Nel  suo sangue si trova sangue irlandese, normanno, canadese, tedesco, assieme  a quello  di antichi contadini e cercatori d’ oro. Presto rivela una vera  passione per le tecnologie e il disegno, ma anche per gli affari.  si trasferisce nel Missouri, in una fattoria agricola a Marceline, e nel 1911 a Kansas City assieme al fratello Roy. Kansas City segnerà la sua maturazione, Walter ha nove anni. Segue corsi artistici e di disegno,oltre a contribuire con il suo lavoro alle spese di famiglia.  Si occupa per il padre della vendita di giornali e continuerà a farlo  a bordo dei treni  della  Missouri Pacific Railroad, Walt resterà  famoso per la sua passione per i treni a vapore e per  i treni in miniatura, passione che lo porterà più tardi a realizzare i Grandi Parchi Giochi di Disneyland e  la Carolwood Pacific Railroad  nel giardino di casa. Lo  zio è un ingegnere ferroviario,e sui treni venderà giornali, dolciumi, frutta e bibite . A Kansas City   diventa pubblicitario assieme al fratello Roy e vende piccoli  spot pubblicitari da lui realizzati, ed   è qui  che Walt incontra  per la prima volta il teatro e il cinema.  Ma la sua vita passa da Kansas City a Chicago, dove  comincia a disegnare vignette per i giornali locali. Scoppia  la Guerra e Disney parte volontario per l’  Europa, Francia,  dove guida le ambulanze della Croce Rossa. Tornato in patria attraversa momenti difficili aiutato dal fratello . Cerca anche di lavorare per il cinema di  Charlie Chaplin, che cominciava allora ad emergere. Riprende la sua attività di pubblicitario. Assieme al vignettista  Ubi Iwerks   fonda a Kansas City la sua prima società. E’ affascinato dalle potenzialità della cinepresa nel creare cartoni animati. E realizza i suoi primi cortometraggi per i cinema locali di Kansas City. La tecnica seguita è del tutto originale e  diversa da quella delle normali animazioni pubblicitarie. Continua a produrre cortometraggi  che vende a varie Società. Produce il suo primo cartone animato Alice’s wonderland che porterà con se e definirà in California.  Sebbene quella di Kansas City  sia per lui  una grande esperienza, economicamente rende poco. Ed è già una leggenda che lui e il fratello Roy si trasferiscano nel 1923  da Kansas City ad Hollywood con pochi dollari in tasca, 40  vuole la leggenda. E nel 1923 comincia a produrre  i suoi primi cartoni animati. E’ qui che  crea il suo primo Studio assieme al fratello Roy, che diverrà nel 1928 la Walt Disney Production. Sposa una collaboratrice, Lillian Bounds. Nel 1927 crea il personaggio di Oskar Rabbit, ma presto ne perde i diritti, sottrattigli  dal famoso  Charles  Mintz di New York, il creatore di Felix the Cat e della Universal Pictures, che gli toglierà anche i suoi migliori collaboratori. Ma non  molto dopo Disney idea e crea  l’ indimenticabile Topolino, Mickey Mouse, inizialmente chiamato Mortimer Mouse che più tardi diverrà l’avversario del topo più famoso del mondo. La leggenda vuole che il celebre personaggio  sia stato disegnato in treno da Walt Disney. Sarà Lillian Disney, la moglie, a dargli il nome che lo renderà famoso in tutto il mondo, e fino  al 1947 la sua voce  sarà quella di Walt in persona. Plane Crazy e The Gallopin’ Gaucho sono   i suoi primi cortometraggi su   Topolino, muti. Ma in  Steamboat Willie, proiettato a New York nel  1928, Topolino diventa sonoro, si tratta di un sonoro sincronizzato il cui sistema Walt aveva acquistato per gli Studios. Con Topolino recitano anche Minnie Mause e Gambadilegno. In Silly Sinphony Disney mischia cartoon e musiche in modo fantastico, è una trovata di grande successo che potenzierà enormemente gli Studios. Fanno la sua comparsa i  Tre Porcellini. E presto  Topolino  acquista  nuovi  amici, come  il cane Pluto, Pippo e Paperino,oltre alla  graziosa Minnie,  Topolino prende il colore. Walt lavora per la Columbia Pictures, ma presto passa alla Universal. E’  nel 1937 che Disney realizza il suo primo lungometraggio, una splendida storia in cartoni animati che resterà quasi immortale, nasce Biancaneve e i Sette nani. Walt crea la perfezione nel disegno animato che resterà insuperata fino all’ entrata dei Giapponesi nel mercato  e delle nuove tecniche di disegno. La sua è una vera magia e il mondo degli animali si anima come quello umano, tutto questo richiede un gran numero di collaboratori altamente professionali e specializzati. Sebbene Disney fosse stato sconsigliato nel realizzarlo, il film viene proiettato al Hollywood il 21 dicembre del 1937, ed  è subito un capolavoro e riscuote un grande successo di pubblico, oltre a diventare un campione di incassi. Walt  realizzerà  con il ricavato a Burbank, California,  i nuovi Walt Disney Studios il 24 dicembre del 1939. Eterne resteranno le canzoni della sua colonna sonora. Ma gli anni Trenta vedono anche Topolino in carta stampata nelle edicole.  E la Disney comincia ad accumulare Premi e Riconoscimenti. Ma la guerra è alle porte. Disney realizza Pinocchio e  Fantasy. E’ il 1940 e l’ Europa è in guerra,  gli Studios ne soffrono e   producono propaganda americana.  Disney diviene un mito per  i soldati in guerra, realizza documentari e distintivi con i personaggi cari ormai al pubblico mondiale. Nel 1941 esce Dumbo ed è di nuovo un successo.  Gli impegni nel conflitto della Walt Disney Production  si infittiscono con l’ entrata in guerra degli Stati Uniti.  E assieme alle truppe americane, in Normandia sbarca anche Topolino che diviene simbolo di quella  globalizzazione che uscirà vincitrice dal   conflitto. Nel 1942 esce Bambi. Ma Disney dà vita anche  a qualcosa che resterà una tradizione in America, quella di riproporre ogni 7 anni i suoi successi nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti. Vengono realizzate  nuove serie di cartoni animati per l’ America Latina, e nel dopoguerra  Disney produce  Alice nel Paese delle MeraviglieLe avventure di Peter Pan, comincia a lavorare a Cenerentola e manda nelle sale una serie di Documentari sul mondo animale e naturale, che hanno un buon successo e che restano nella storia del cinema, come  La natura e le sue Meraviglie e Alaska. Ma come per Charlie Chaplin,  il dopoguerra porta a  Walt Disney anche dei problemi col Governo e come Charlot, Disney viene accusato di filocomunismo   e di attività antiamericana dal senatore Mac Carty e dall’ FBI. Ma ovviamente si tratta di manovre oscure  contro la Disney perché Walt ha sempre dimostrato il suo americanismo durante la Guerra e in tutto il suo lavoro. E’ nota La sua passione per gli sport nazionali, dal baseball, al golf, all’ equitazione, al polo. Walt Disney ormai si avvia a gestire un impero e a diventare il suo assoluto imperatore, un impero economico dal fatturato fantastico. Fonda la Buena Vista Distribution Company. Negli Anni Cinquanta si avventura nel regno fantastico  di Jules Verne, realizzando 20.000  Leghe Sotto i Mari in  Cinemascope, un film d’ avventura  che non è un cartoon e  L’ Isola del Tesoro di Stevenson. Nel 1954 Disney è in televisione con la serie Disneyland, poi   Walt Disney Presents per l’ ABC e che verrà riproposta per molti anni,divenendo presto a colori, e Mickey Mouse Club. Nascono i grandi parchi Disneyland  in  California e Florida, seguiranno Francia e Giappone. Ormai gli Studios sono un colosso mondiale e continueranno a produrre cartoni animati come  Lilli il Vagabondo, La Carica dei Cento e Uno, La Spada nella Roccia, La Bella Addormentata in Super Tecnirama. Il primo Disneyland apre i battenti il 17 luglio del 1955. Ma Disney grande appassionato di tecnologie non può restare estraneo all’ avventura spaziale di quegli anni e  con la NASA e Werner von Braun, il suo direttore, produce documentari sull’ astronautica e il volo spaziale. Disney è ormai all’ apice del successo, il suo è un Impero dell’ Intrattenimento. Produce nel 1964 Mary Poppins e Disney diviene il maestro indiscusso mondiale dei  film che coniugano animazione e live action. La Ditta Walt Disney Production  sommerà nel tempo Premi, Riconoscimenti e Nomination  a mai finire per animazioni, musiche, gadget, dialoghi. Ventinove Oscar più una quantità strepitosa di altri premi fanno di questo piccolo uomo nato nell’ Illinois da umili origini, il Re dell’ intrattenimento e dei bambini, e nel 1964 Walt Disney riceverà da Lindon B. Johnson la Medaglia presidenziale della libertà.  La Walt  Disney Production e la Walt Disney Word diverranno  icone del nostro tempo, come  Mc Donald e Coca Cola, e non è un caso che un altro grande della Globalizzazione e dell’ Intrattenimento, il regista Steven Spielberg troverà nel più anziano Willie  un modello da seguire. Oggi la multinazionale società disneyana realizza 35 miliardi di dollari all’ anno. Nel 1965 esce nelle sale cinematografiche Mary Poppins. Il Parco in Florida ad Orlando però  viene  realizzato definitivamente dal fratello Roy  dopo che Walt muore il 15 dicembre del 1966  di infarto a Burbank, Los Angeles, dopo che i medici gli avevano diagnosticato un cancro ai polmoni. Il 19 settembre del 1966 era stata l’ ultima conferenza e comparsa in pubblico di Disney e  in cui aveva fatto il  punto dei suoi sogni grandiosi sull’ Intrattenimento e i Parchi Tematici che non riuscirà a vedere totalmente realizzati, il  grande sogno di una Città delle Meraviglie, di un  Universo Disney  da abitare come una città  e da vivere.  Sarà  il fratello Roy a continuare questo sogno fino al 1971, quando anche lui morirà a dicembre. Alla morte  di Walt  Disney  si scrissero  e pronunciarono  parole storiche come  << Da oggi il mondo è più povero>>. Il corpo di Disney,  si trova forse ibernato, o forse è solo un’ altra leggenda sul fantastico mago dei cartoons , ma la sua Mega Società continua a produrre capolavori di grande successo, come  Il Re Leone, Il gobbo di Notre Dame, La Bella e la Bestia ed altri. Di sicuro Disney seppe sfruttare al massimo quello che andavano offrendo le tecnologie in fatto di suono e riprese cinematografiche, e di colori, e di televisione.  Inserì  abilmente il sonoro quando esso fece la sua comparsa nelle sale cinematografiche, e introdusse il Technicolor nelle sue pellicole. Si aprì con abilità alla Tv quando questa divenne il mezzo di intrattenimento preferito dagli  Americani e dal  Mondo intero,  ed ancora oggi resta  all’ avanguardia tecnologica sia nel campo dell’ intrattenimento che dell’ informazione scientifica e tecnologica. In quanto ai generi la Walt Disney spazia dalla commedia, alle  storie di avventura, alla fantascienza al Music Hall , al fantasy ai  generi più  diversi e innovativi  e quasi tutti producenti   spettacoli di grande successo  e vendite sicure. Per tutto  il mondo Disney è sempre rimasto  sinonimo di Natale  e di Grandi Feste, una sorta di Babbo Natale del mondo dei piccoli. E con il fantastico  Walt Disney , Salvo  Gagliardo vi augura Buone Feste e Buon Anno.

 

©salvogagliardoproduzione 1999-2009.All rights reserved.

 

 

 

 

Il Mio Amico Hans Christian Andersen

sabato, 19 dicembre 2009

 

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Albi di Fantastika

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Tre Passi Fra le Nuvole

trilogia fantastica

Il Mio Amico Hans Christian Andersen

fiaba fantastica

by

Salvo Gagliardo 

“Quel giorno, l’ ufficiale di polizia

Lonnie Zamora ispezionava quel  luogo

Idilliaco, quando una specie di ruggito,

dilaniò l’ aria, mentre un’ alta fiamma blu e

aranciata si abbassava dietro ad una collina”

Jean Pottier-UFO

Una vecchia  Rover rossa sfida faticosamente le accecanti luci infuocate, sotto una sonora pioggia di raggi per le lunghe e polverose strade del New Mexico,  nell’ arido pomeriggio di un luglio di fuoco. Attorno  giganteggiano solitari i cactus spinosi fra arbusti e canon rossastri. Fra le ciclopiche gole si occultano le mura sbrecciate di antichi villaggi, gli antichi bivacchi, gli scheletri pietrificati delle maledette città dell’ oro. I grandiosi scenari sono simili a quelli da cui la Rover ha preso il via con qualche colpo di tosse in un’ alba dura e paurosa fra montagne ciclopiche di pietra e rame. Le mani sudate stringono il grosso sterzo, gli stivali premono sul duro pedale.

Mi chiamo Virgil McMahannan, e possiedo una piccola impresa elettrica a San Francisco: << Luce Ogni dove. Riparazioni e Manutenzione Impianti Elettrici>> Sono alle prese con il solito giro di lavoro e mi aspetta un viaggio faticoso da Phoenix a Salt Lake  city, migliaia di chilometri da macinare per le terre più calde degli States. San Francisco è la mia città e là mi aspetta una ragazza che sta per darmi un pargolo. E’ questo il mio unico pensiero, mentre da ore mi scorre davanti monotono e accecante, un panorama  quasi marziano, di certo preistorico. Mi  piacerebbe un bel maschietto, rimugino. Diavolo! Che combina quella bestia! Un tir ciclopico mi supera con arroganza e mi costringe ad una manovra pericolosa. Con tristezza ripenso al feto nato morto che mi è stato mostrato in clinica quella volta! Il primo parto di Elizabeth, andato a male. Qualcosa mi barbaglia davanti. Il sole! Il maledetto sole. Annaspo nel cruscotto in cerca dei miei occhiali scuri. OK! Ma c’è un altro sole dall’ altra parte…….! Due soli? Mi piego davanti al parabrezza per guardare meglio. Un cilindro  accecante simile ad un neon mostruoso levita in alto sulla mia testa. L’ avevo già visto al Barringer, giù al Meteor Crater. Ricordo che quella cosa si era alzata dal cratere. L’ avevo seguita per un po’, poi me ne ero dimenticato. Meteore! Avevo pensato. Scherzi della natura.

Sono stanco ed affamato. Mi conviene fermarmi alla prima stazione di servizio. Guardo la mappa. Per Santa Fè mancano pochi chilometri. La Rover comincia a salire.

Si scia bene da queste parti d’ inverno. Penso. Non manca molto per gli impianti di  Los Alamos, ecco i cartelli e i posti di sbarramento. Il sole è al tramonto in un cielo rosso fiamma. Di nuovo quelle strane luci!  Che diamine  sta succedendo! Piogge di meteore in un cielo di luglio? Una palla infuocata attraversa l’ orizzonte. Le macchine sfrecciano senza accorgersene. A parte un contadino dallo steccato di una vecchia fattoria al tramonto.  La cosa sta precipitando oltre la collina. Il contadino è scomparso, inghiottito dalla sua vecchia fattoria cadente. Per seguire le giravolte di quella stranezza  ho imbroccato una strada secondaria e pietrosa e del tutto deserta. Mi sento diabolicamente attratto da quella bizzarria. Le vado incontro verso le mura calcinate in alto  sulla collina. Dal finestrino entra un vento gelido. Questo tramonto è davvero strano! Raggi di luce e aurore rosate splendono oltre la collina. Tutto è deserto e stranamente silenzioso. Mi sembra di vedere una nebbiolina azzurrata che levita sulla  strada. La Rover si ferma, fa le bizze, scoppietta, arranca, non ne vuole sapere di andare avanti. Vicino c’è una vecchia miniera abbandonata, trave marce, carrelli arrugginiti, rotaie divelte, macerie, un ingresso scuro e inquietante. Le batterie sono andate! Maledizione e tre volte dannazione! Davvero strano! Mi guardo attorno, il sole è quasi  tramontato e in cielo le costellazioni cominciano a risplendere. Quello strano sfavillio di luci oltre la collina sembra essersi spento. Dalla vecchio villaggio abbandonato soffia un vento gelido. Mi avvio a piedi come chiamato da un appuntamento verso le prime case di legno marcito del villaggio. La nebbiolina bluastra mi scivola fra i piedi in modo repellente. Sembra uscita sinistra, vomitata fuori dalla marcita città fantasma dei cercatori d’oro. Ricontrollo la mappa alla luce della torcia. La Federale non dovrebbe distare molto, più in basso. Ma quel putrescente cadavere notturno di pietre e legno fradicio mi incanta come un vascello fantasma fra le tenebre. I mie passi risuonano secchi nel silenzio. Il fascio giallo della torcia illumina la fluorescente nebbia dentro cui affondano i miei stivali e le mie gambe fino a sparirvi. Ovunque assi divelte, finestre scardinate, vetri infranti dietro cui guizzano fiammelle aranciate come ceppi di camino, ombre, vortici di stelle, suoni e musiche. Passo davanti all’ insegna di un vecchio saloon. Mi giungono alle orecchie le note di una sgangherata pianola, le due bussole sbattono cigolanti sui cardini di ferro arrugginito. C’è gente dentro che fa baldoria.  Sul portico di legno risuonano i passi di stivali speronati. Alzo gli occhi verso i cielo, è pieno di stelle come non ne avevo mai viste. Un’ ombra scura l’ attraversa simile ad un vascello cosmico a luci spente. Sento lo scampanellio di migliaia di biciclette, simile ad un carillon galattico. Qualcuno mi chiama da dentro il saloon. Mi avventuro, entro, supero lo zoccolo e spingo i battenti. Dannazione! Dalle tenebre della sera alla luce di un impensabile paradiso! C’è un denso fumo di pipe e di sigari, gente che si diverte. Tutti indossano gli abiti impolverati  del vecchio West. Ci sono pellerossa, yankee, indios. Un prosperosa biondina acqua e sapone storpia una vecchia ballata agitando le piume di un vecchio cappello. Un pianista negro strimpella sulla tastiera e un barista al banco, un tipo baffuto e duro, mi invita a bere una bevanda verdastra che subito mi brucia maledettamente nello stomaco. Ne chiedo un altro bicchiere e poi un altro ancora, fin quando mi ritrovo a fare l’ equilibrista su due gambe incerte nuovamente sulla strada polverosa del vecchio West, ancora una volta con le gambe sprofondate in quel magma azzurrato.

E’ così che faccio la conoscenza del mio bizzarro amico  Hans Christian Andersen!

Perché io l’ abbia chiamato così, è presto chiaro. Steso sul bianco lettino di una clinica psichiatrica,  sono trascorsi diversi giorni dagli avvenimenti della collina. Il dottor Blockead, quel verme, dice di averci capito poco, stress, o forse i cattivi pensieri per la creatura nata morta, o forse quel maledetto sole del Colorado. Panzane! Il fatto è che sono stato trovato senza la più piccola coscienza, riverso sul volante della mia auto, alle prime luci dell’ alba quasi sul ciglio dell’ imponente cratere meteorico. E’ ciò che ha detto Tony Beaster alla polizia, il vecchio camionista che mi ha soccorso. Intanto Elizabeth  ha partorito un bel maschietto, grassoccio e latteo come un maialetto. Ho ruminato a lungo la faccenda  ed ho immaginato che il mio  marmocchio  sia nato proprio nell’ attimo in cui la cosa se ne ritornava nel suo  pianeta .Così ho finito per chiamare  Hans Christian Andersen anche lui. Il marmocchio ha gli occhi di un celeste impressionante ed è grande e grosso in modo inusuale. Ma andiamo con ordine. Robot, androide, alieno, raccapricciante creatura stellare, paradossale viaggiatore galattico, feci la sua esaltante  conoscenza proprio in quella notte di prodigi. Tutta quella fantastica baldoria di quella magica notte di luglio che mi si confonde in testa,  oggi qui in clinica fanno  di tutto per farmela dimenticare.

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Eccomi malfermo sul buio  sentiero azzurrato, attratto lì dalla maledetta città senza nome, dopo avere mandato giù diversi bicchieri, quanti non saprei, di quell’ intruglio verdastro del barista coi  baffoni e dal sorriso sinistro. Ricordo che anche lui aveva assunto il colore di quell’ intruglio bomba. Tutto però qui , nella clinica di San Francisco, mi si confonde nella testa. E’ certo, lo giuro, che dentro quella stomachevole nebbia, in una notte senza tempo, fra le carcasse marcite di una città fantasma, sotto un codazzo di stelle a nozze, sopra una collina del tutto solitaria e abbandonata, vidi…..C’è da uscire davvero matti…Bè gente, devo pur dirlo! Vidi…un bisonte!

Sgranai  gli occhi, come se la luce di tutte quelle stelle non fosse sufficiente a farmi notare  l’ assurdità della cosa. C’era davanti a me un gigantesco paio di corna, arcuate come un croissant lunare, che si allungavano da  un gigantesco cranio taurino e lanuto come un bufalo delle praterie, un fantastico incrocio tra un mammut e un dinosauro. Splendeva nella notte come un idolo antico, totalmente coperto da una lanugine rossiccia. E come se non bastasse, cosa da  farmi cadere a terra stecchito per la meraviglia, sulla sua groppa maledettamente alta, troppo alta per essere di questo mondo, se ne stava appollaiato come un principe indiano una creatura davvero singolare e beffarda, ma  anche dolce ed in estasi come un guru in meditazione. Per prima notai il suo buffo cilindro, più alto che largo, e dalle sue strette falde uscivano ciuffi di capelli argentati pieni di giocosi luccichii. E sotto quel cappello c’era il  viso più strano che avessi mai visto, una faccia bianca e luminosa come la luna o come un neon. Più tardi quando potei guardarlo senza quel buffo cilindro vidi che aveva una fronte arcuata, la fronte più grande che avessi mai visto, che cadeva a strapiombo e sul cocuzzolo leggermente a punta riposavano in disordine  ciuffi di capelli nivei e argentati. La faccia in basso terminava con un piccolo mento quasi infantile, da bambino, e un nasetto altrettanto piccolo ed infantile arrossato come una ciliegia. La sua bocca era una fessura lunga  e curva che dava al volto l’ impressione di un eterno sorriso. Due piccole lenti rotonde, scure e impenetrabili ne nascondevano gli occhi.

Quel  coso  dal nasetto da Biancaneve sembrava uscito da una pagina di Dickens, anche per l’ abito assolutamente inconsueto e fuori tempo. Dei pantaloni aderentissimi tornivano una coppia straordinaria di gambe da trampoliere e che nella posizione in cui si trovavano si attorcigliavano come serpenti. Avrei giurato che fossero prive di scheletro, elastiche come il corpo di un topo. Anche se quei pantaloni a scacchetti lo facevano somigliare al filosofo Kierkegaard, ben presto mi  accorsi che tutto quello che vedevo era in realtà qualcosa d’ altro! Dai pantaloni stretti alle caviglie usciva un paio di calzini buffi e multicolori. Ma quelle paia di scarpe era impossibile dimenticarle! Anzi, fu la prima cosa che mi si presentò davanti agli occhi della mente quando imbottito di tranquillanti mi svegliai nel lettuccio bianco della clinica a San Francisco, fra medici che mi guardavano con facce beffarde e incredule. Erano scarpe grandi, rotonde, più simili a racchette da neve, che a scarpe da tennis, ma di queste ne avevano l’ elasticità, sembravano un singolare incrocio fra una scarpa da tennis e una calzatura di astronauta. E che dire della giacca? Una vecchia palandrana bisunta, una finanziera lunga e d’ altri tempi, un cencio raccattato chissà dove! Aderiva al busto strettamente come i pantaloni, e il busto sembrava un tozzo cilindro corto rispetto ai trampoli. A raccontarlo ho rischiato di fare ammattire per davvero i pazienti della clinica!

In quei mesi di forzata inattività, nella Stanza 28 della clinica Riposo Sicuro, ho sempre rimuginato sui frammenti a flash di memoria di quella incredibile notte, estratti a fatica da una mente addormentata dai farmaci e dalle chiacchiere dei medici. Spesso ne ho parlato con Blockead e la sua infermiera, strappandogli risolini di compiaciuta superiorità. Ma quando gli ho presentato condita alla meglio, come un piatto prelibato,  la storia delle nubi e del cilindro, allora e solo allora mi hanno schiaffato  sulla faccia un sarcastico disprezzo che mi ha costretto a richiudermi nella mia conchiglia come un’ ostrica strapazzata.

Fu forse quell’ intruglio bevuto quella notte in quel saloon sgangherato fra gli allegri fantasmi di  una città defunta, ma vi assicuro che attorno a quel cilindro incredibile sulla cui vera natura ho più volte fantasticato, levitava una soffice nuvoletta che alla luce dell’ alba nascente mi parve di un delizioso color rosa pesco, uno sbuffo di nuvole  simili a quelle  che circondano  i visi paffuti  dei rosei amorini settecenteschi nei quadri dei nostri venerati maestri. Avrò modo di far notare come  quella delicata nuvoletta si comportasse da autentica nube, rabbuiandosi e schiarendosi, e persino  generando vistosi scrosci temporalizi, con piccole saette  argentate , e rapidi lampi che esplodevano e si scatenavano, secondo gli umori di quel cappellaio impossibile o di quel rigattiere intergalattico. E aggiungo che le poche volte che ho visto Hans assopito, la nuvoletta è scesa nascondendolo teneramente e beatamente!

………continua

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Se a qualcuno interessa l’ intero racconto o addirittura l’ intera trilogia di racconti fantastici non ha che da  contattarmi nel  sito Fantastikalbi,  o inviarmi una sua email al mio  indirizzo di posta. Grazie e Buon  Natale.

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Il Mattino dei Maghi. I Libri dell’ Insolito

lunedì, 23 novembre 2009

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I Grandi Libri

del

Fantastico

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Le Matin des Magiciens

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Gli anni Sessanta furono anni di trasformazioni profonde per  un mondo che usciva dalla Seconda Guerra Mondiale e dalla  sconfitta del Nazismo. Anni del Dopobomba, come furono chiamati e in cui le due Nazioni vincitrici  più potenti si scoprirono nemiche e diedero inizio ad una lunga guerra fredda conclusasi solo negli Anni Novanta. Le nuove generazioni figlie della bomba, si scoprivano senza radici ammassate nelle periferie delle grandi metropoli alla ricerca di nuove identità ed idoli  da adorare, e si scoprivano deboli, indifese, ma  molto violente e devastanti e poco rispettose del Mondo dei Padri  e della loro Autorità. La Guerra aveva chiuso quel periodo della morte della borghesia e del colonialismo selvaggio che aveva caratterizzato il secolo XIX, i giovani ora erano diversi, vestivano in modo diverso e avevano un loro modo di aggregarsi e di condividere i nuovi simboli. La rivoluzione tecnologica e scientifica aveva fatto grandi passi avanti approfittando di due grandi conflitti mondiali, e non solo in campo militare, si  era scoperto che l’ atomo  poteva essere scisso sviluppando una potenza enormemente devastante, la guerra aveva perfezionato i computer e avviato il mondo verso l’ era digitale e delle Intelligenze Artificiali, i neri in America uscivano da una lunga segregazione e non erano più disposti a essere cittadini di serie D pronti ad essere sacrificati, nuove Nazioni si affacciavano sulle scene del Mondo come la Cina, e un nuovo stato era sorto dalle macerie e dalle atrocità della guerra, Israele. L’ umanità si scopriva violenta, e i giovani cominciavano sempre più ad interessare all’ industria culturale e al mondo della produzione. Il continente europeo in una fantastica trasformazione geopolitica si era scisso  in due e con esso l’ intero pianeta. E i suoi abitanti accorrevano ad ingrassare le file dell’ uno o dell’ atro blocco in una sorta di conflitto silenzioso ma selvaggio e ognuno certo  di essere dalla parte giusta, e il male stava  sempre dall’ altro lato. Insomma gli echi  del Dopobomba erano questi, la civiltà contadina agonizzante negli ultimi fuochi della guerra, si scopriva definitivamente cancellata  nel  mondo Occidentale, e ogni casa e ogni famiglia esigeva un rinnovamento tecnologico globale che andava dalla macchina, alla lavatrice, al frigorifero e alla televisione. Alla fine, i grandi sognatori del futuro sembravano  avere vinto, e le macerie belliche aspettavano di essere quasi magicamente sostituite  da strutture nuove, fredde e dinamiche. Fu l’ Era della Ricostruzione e  l’ uomo si accingeva a sbarcare sulla  Luna e a conquistare  lo  Spazio.

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« On définit généralement le fantastique comme une violation des lois naturelles, comme l’apparition de l’impossible. Pour nous, ce n’est pas cela du tout. Le fantastique est une manifestation des lois naturelles, un effet du contact avec la réalité quand celle-ci est perçue directement et non pas filtrée par le voile du sommeil intellectuel, par les habitudes, les préjugés, les conformismes. La science moderne nous apprend qu’il y a derrière du visible simple, de l’invisible compliqué. (…) Pour nous, le phénomène humain doit aussi se mesurer à l’échelle du cosmique »,  J. Bergier et L. Pauwels. Le Matin des magiciens

Nel 1960 apparve in Francia il libro Le Matin des Magiciens, pubblicato dalla prestigiosa Casa Editrice  Gallimard. E scritto a quattro mani da due intellettuali non ancora molto noti, Louis Pauwels e Jacques Bergier. Pauwels aveva pubblicato già qualche romanzo, ma era noto soprattutto per i suoi interessi per l’ Esoterismo, il pensiero e la scuola  di Gurdjieff. Bergier invece era noto per i suoi interessi scientifici, essendo uno scienziato, un chimico ed esperto di energia dell’ atomo e radioattività. Ma i due avevano in comune anche  la passione per le ricerche nello Strano e nell’ Insolito. Pauwels era nato come figlio naturale nelle Fiandre nel 1920, ma molto presto la madre lo aveva portato  a Parigi dove si era unita ad un modesto sarto della  periferia di  Juvisy, che lo aveva adottato. Presto si era scoperto dotato per le lettere ed era diventato giornalista, ma i suoi interessi si spingevano sempre più  verso l’ Oriente buddhista e induista. Così, disgustato  dalla guerra si era rifugiato nel pensiero esoterico ed orientale, entrando nella scuola del russo Gurdjieff che divenne il suo Maestro di Pensiero. Intanto prendeva parte alla resistenza antinazista a Parigi e entrava nel partito socialista. Si lega agli intellettuali del tempo, Jean François Revel, René Barjavel, Katherine Mansfield e René Daumal, che con lui condividono il rifiuto della guerra,e nel dopoguerra  si dà al giornalismo e alla carriera letteraria, sempre più interessato alle scuole esoteriche e alle società segrete a sfondo occultista. L’ incontro con Louis Bergier avviene a Parigi  nel 1953 quando Pauwels è alla ricerca di un consigliere ed esperto  scientifico per i suoi articoli. Ha inizio così un sodalizio che rivelerà al mondo due formidabili scrittori dell’ Insolito e porterà alla pubblicazioni di due capisaldi del fantastico, il libro essai Le Matin  de Magicien e la rivista Planèt,ambedue conosceranno un eccezionale successo per più di un decennio e creeranno una moda e una nuova categoria, quella del realismo fantastico.  A metterli in contatto era stato Renè Alleau, un altro intellettuale recherchè dell’ universo francese e parigino. E Bergier non era un personaggio da passare inosservato, con alle spalle già un pedigree di tutto rispetto. Era nato ad Odessa in Russia, nel 1912, era ebreo ed era sfuggito alle camere a gas dei nazisti, era stato una spia alleata nell’ ultimo conflitto mondiale ed era entrato come  membro attivo nella  resistenza francese, era stato catturato dalla Gestapo e mandato a Mauthausen; oggi   viveva a Parigi, era considerato un ottimo  divulgatore scientifico  ed un esperto di energia atomica. Ma era anche un genio capace di leggere e memorizzare centinaia di pagine in pochissimo tempo e di cogliere legami e rapporti che normalmente sfuggivano agli altri, inoltre  da tempo cercava divulgare in Francia la letteratura di fantascienza, e   non solo francese, e aveva una buona conoscenza di uno scrittore di letteratura fantastica, l’ americano Howard Phillips Lovecraft che considerava un genio superiore a Edgar Allan Poe. Così due grandi interessi erano finiti per convergere. Lavorano bene  insieme  per sei anni mettendo insieme una mole infinita di schede e articoli per lo più segnati dall’ insolito e dal trasgressivo scientifico. Si interessano di ogni scibile del sapere e di tutti i buchi neri della Storia, si interessano anche di Alchimia, di Occultismo e parapsicologia, di Società segrete a sfondo occultista e magico, di scienza off limits e appunto di una  Storia che non era mai stata scritta. Mettono insieme un sapere non ortodosso che va dall’ Antico Egitto all’ era  Alessandrina, al Medio Evo,  ai moderni centri di ricerca nucleare, dalle piramidi Inca e Azteche ai più moderni centri di ricerca scientifica avanzata, e scoprono che il mondo può non essere come ce lo hanno raccontato. Mettono il tutto insieme in un libro accattivante e seducente  che è in parte un dossier sull’ insolito e in parte una splendida antologia letteraria, e danno alle stampe Il Mattino dei Maghi. Un libro fantastico diviso in più sessioni con una raccolta di  racconti letterari alcuni inediti critti da vari scrittori già noti, un’ antologia e il manifesto di un movimento che intende lanciare in Francia e nel Mondo, l’ idea di un  realismo fantastico e il culto per l’ insolito. Il libro conosce rapidamente  un grande successo ed è subito tradotto in varie lingue. Ma cosa importante è che attira a sé l’ attenzione di grandi intellettuali, scienziati, scrittori, artisti, filosofi che si ritrovano nell’ ampia etichetta di realisme fantastique, e che formeranno il nucleo pensante dell’ altra grande iniziativa dei due scrittori francesi, la nascita della rivista Planète, gruppo concepito come una fantastica centrale  di energia psichica.

Der Golem

 

tarot. de. Photo

 

The Maximum Fantastic Works.  The Golem. Gustave Meyrink. Who Was. 

 Appunti  dedicati a “Le Matin des Magiciens” di Pauwels  e Bergier

Il Golem

bochesmalas.blogspot.com

Gustav Meyrink

Who Was

Notes

Sal Gagliardo

Premesse

Gustav Meyer al secolo, era  nato a Vienna, nella Vienna di Francesco Giuseppe, nel 1868. Era figlio  illegittimo di un aristocratico tedesco, e di una attrice ebrea. La sua infanzia la trascorse ad Amburgo, visse poi a Monaco, ed infine a Praga, dove iniziò  a lavorare presso un ufficio commerciale. Donne, scacchi e canottaggio sono state le sue tre passioni giovanili. Giovane alquanto irruento e di forti passioni, ma  disilluso perennemente dalla vita e dagli amori,  pensò assai presto di mettere fine alla sua esistenza, finchè casualmente non entrò in contatto con la letteratura dell’ occulto e i mondo esoterico. Impiegato di banca, intraprese la carriera di scrittore,   quando la sua banca chiuse per fallimento. Preso lo pseudonimo di Meyrink con cui sarà riconosciuto nel mondo, cominciò  a fare pubblicare sulla rivista Simplicissimus, Munchen,  i racconti che andava scrivendo. Siamo nei primi anni del Ventesimo secolo e l’ Europa si avvia a passi veloci verso la Grande Guerra. Ma il grande successo giunse nel 1915, con Der Golem.

Praga divenne  la sua seconda città, da quando vi si era trasferito con la madre nel 1883. E nel 1892  si ebbe la sua conversione sulla via di Damasco, coincidenza o casualità, Meyrink fu salvato dal sicuro suicidio da un opuscolo, qualcuno lo aveva infilato sotto la sua porta, e l’ opuscolo trattava di conoscenze esoteriche. Questo semplice fatto che avrebbe potuto spiegarsi come una semplice casualità degli eventi spinse il giovane disperato futuro suicida sulla strada che non abbandonerà più quella del sapere occulto. Oggi Meyrink non è solo considerato uno dei più interessanti scrittori di letteratura fantastica, ma è anche assieme  a qualche altra grande firma un artista che ha avuto esperienza diretta di questo singolare universo. L’ orientalismo e gli interessi di Meyrink nutriti per tutta la vita lo hanno spinto fino al buddismo, religione che ha abbracciato negli ultimi anni della sua vita. Spiritismo, teosofia, orientalismi, si sommano spesso in modo caotico nella sua biografia  sconvolta  da diverse disavventure, come il suicidio del figlio e  l’esperienza del  carcere per  frode bancaria nel 1902. Meyrink fu membro della Golden Down inglese di cui fecero parte anche altri illustri personaggi dell’ arte e della letteratura, e fu un  iscritto alla Società Teosofica.

Meyrink si spense a Stamberg, in Baviera, in dicembre,  a soli  64 anni.

Nel 1911 si trasferì in Baviera, dove la sua situazione finanziaria migliorò  notevolmente così da permettergli l’ acquisto di una villa, qui visse con la famiglia fino alla fine nel  1932,  e portò a termine i suoi romanzi come il Domenicano bianco,  e  l’ Angelo della finestra occidentale.

La sua fantastica e originale mescolanza fra Esoterismi, Magia, Occulto e Letteratura, hanno portato varie  figure singolari di questi diversi  universi, come lo studioso  ebreo Gershom Sholem uno dei massimi e esperti  di Kabbala e mistica  ebraica, o lo studioso di religioni  e di folklore Mircea Eliade, ad  esprimere la loro opinione, non sempre favorevole,  su questo affascinante, discusso  e paradossale  personaggio del mondo letterario europeo del primo cinquantennio del secolo XX. Meyrink attraverso il Golem ed altre storie è universalmente  noto  nel mondo per avere ritratto una Praga misteriosa, che oggi piace molto, ma la Praga di Meyrink che   leggiamo e immaginiamo  in Der Golem, fu anche la Praga di Kafka e di Franz Werfel. Una Età  inquietante della storia mondiale, ma anche carica di mille  trasformazioni e fantastiche  premesse.

 

FantastiKa Rewiew Pages

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La Magia dei Celti

lunedì, 23 novembre 2009

 Fanta            

                                                           

 

 

Albi di FantastiKa

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Popoli e Misteri

The Keltoi

by

Salvo Gagliardo

Popoli magici e mistici, litigiosi come cavalli pazzi, i Celti popolarono l’ Europa fin dall’ Età del Bronzo, restando matriarcali fin in Ere Patriarcali,e  conservando un fondo di matriarcato nella posizione della donna nella loro società,   così da essere definiti  il Popolo della Madre.  Keltoi li chiamarono i Greci con cui erano entrati fin da antiche ere in contatto, e Galli li chiamarono i Romani, quando la Repubblica cominciò ad espandersi nel Nord Europa. Ne parla dettagliatamente Cesare nel suo De Bello Gallico anche se spesso vennero confusi o assimilati ai Germani con cui da molto tempo condividevano il territorio e in parte i costumi e la lingua. Ma la guerra fra Germani e Celti fu lunga e mai risolta finché i celti scomparvero dalla toponomastica della civiltà, assimilati o trasformati in altro,  a parte alcune zone di resistenza in cui ancora oggi si continua a parlare la loro lingua e a rifarsi ai loro antichi costumi e credenze. Come nella  Bretagna francese, in alcune zone dell’ Inghilterra, il Galles ad esempio e l’ Irlanda. Vi sono oggi storici ed innamorati di questi popoli che furono  all’ origine della civiltà europea e che per la loro vocazione al viaggio, all’ avventura e al commercio, e alle  scorribande predatorie, li ritroviamo nella toponomastica europea, in  Spagna ad esempio la Galizia,  e la penisola celto iberica, li troviamo  in Sicilia, più volte visitata e predata, fino alla Conquista Normanna dell’ Anno Mille , troviamo Celti nel Nord Africa, troviamo celti persino in Palestina, cosa  che ha spinto la fantasia accesa  di alcuni storici dell’ Insolito  a ipotizzare un qualche connubio tra celti ed ebrei, Davide era piccolo, ben fatto, con i capelli biondi e gli  occhi chiari. A un certo punto della storia non troviamo più una identità celtica precisa,  assimilata o cancellata da ceppi più forti, e più stabili emotivamente, come i Germani che in ere molto antiche invasero l’ Europa  dalle steppe e dalle pianure e dalle giungle dell’ India portando costumi guerrieri e patriarcali. Per cui quando Guglielmo  il Conquistatore invase l’ Inghilterra o i Normanni si stabilirono in Sicilia e nel Sud dell’ Italia, popoli Franchi e Sassoni si erano del tutto fusi con il più antico ceppo celtico così da essere indistinguibili, alla fine Merlino aveva perso l’ ultima battaglia contro  i potenti e sanguinari Sassoni! Non sappiamo quanto di celtico passò nelle corti medievali di Europa, di sicuro il gusto dei tornei, degli scontri, la passione per i colori, la propensione  alla simbologia,  al mistico e magico,   il rispetto e l’ amore per la donna, tutto quello che fece parte del Costumi di Corte. E restarono le antiche ballate e versi epici dei  trovieri e dei trovatori che cantavano di una  strana trasformazione di antiche usanze, leggende e meraviglie in modelli nuovi ed europei. La vera Europa nasce nel Medio Evo, ma i semi di questa sono molto più antichi. Ed ecco che si tramandano nelle corti. le gesta e le leggende di Artù, della Tavola Rotonda, del Graal e di Merlino, il più potente e straordinario mago dell’ Antichità, ma tutto questo portava il segno celtico e Merlino fu l’ ultimo erede dei Druidi, i sacerdoti  maghi e guerrieri celti, prima della totale assimilazione alla Croce della nuova religione, quella Cristiana.

Dobbiamo aspettare il Settecento e il Romanticismo  per assistere ad una rinascita di interessi celtici, veicolata dal nuovo interesse per i popoli antichi e barbari e per l’ antico folklore di Europa. I Popoli Nordici divennero  così oggetto di ricerche e di interessi forse poco scientifici, ma sicuramente emotivamente e psichicamente interessanti. Si riscopriva la forza e il mistero sottesi all’ Universo e nell’ uomo, nelle razze. Milton sognava una nuova scalata al Cielo  e all’  Antico Pardes di Dio,   e in polemica con la Chiesa si rivalutavano antiche credenze legate alla Magia e alle oscure forze del Creato. Giordano Bruno era stato bruciato a Campo dei Fiori a Roma, ma aveva aperto la strada ad una nuova sensibilità e a nuovi interessi.  Celti e  Germani si rioffrivano al lettore borghese e nazionalista,  che cominciava a aprirsi a nuovi orizzonti del fantastico. Nasceva il risveglio Gotico e l’ amore per la Barbarie, lo Strano e   l’ Oscuro e il Meraviglioso, per gli  antichi monumenti di una civiltà dimenticata come i grandi ed enigmatici  Megaliti, i dolmen e le pietre con segni misteriosi ed arcaici, per le  antiche scritture druidiche  e runiche. Motivi e temi popolari tolti qua è là dalle antiche  ballate e danze che ancora si tramandavano nei villaggi della vecchia Europa, venivano riscoperti e riproposti in nuove forme musicali dai grandi musicisti dell’ Ottocento. Shakespeare diventava veicolo della nuova sensibilità a caccia di misteri e magie, il drammaturgo elisabettiano stava conoscendo un fortunatissimo risveglio e successo, e apriva la strada al magico, agli spettri e al mistero. Si apriva così per l’uomo  all’ alba della  rivoluzione scientifica e tecnologica un mondo di meraviglie, di misteri  e di potenza infinita che stranamente e quasi  paradossalmente  risvegliava l’ antico mondo magico delle Ere Glaciali. E sarà  più tardi il magnifico libro di Pauwels e Bergier, Il Mattino dei Maghi, a farci sentire con forza questi strani connubi della Storia. Il Settecento era stato un secolo strano a cavallo tra due grandi Ere, dove le nuove scienze manifestavano ancora i loro intrecci con le  antiche scienze astrologiche e magiche, dove un Cagliostro conviveva con un Alessandro Volta e un Newton, e dove lo svedese e mistico Swedemborg  viveva nella stessa Era di un Arrenius, di un Cuvier o di un Darwin. E l’ Ottocento romantico ereditò queste superbe contraddizioni, ma la Storia non è mai limpida e chiara! Così  l’ americano  Poe, il più grande analizzatore e scrittore tardo illuminista, raccontava storie che tuffavano le loro radici in  strane credenze antiche, e Conan Doyle, il creatore del superlogico e superdeduttivo  Sherlock Holmes si occupava  con profonda convinzione di spiritismo ed  era affiliato ad una potente società segreta iniziatica e magica come la Golden Down! E in tutto questo il celtismo stava conoscendo anche lui un suo risveglio. Non sappiamo ancora oggi se Stonehenge fosse un monumento celtico dell’ Inghilterra meridionale o se appartenesse a una storia più antica, ma per i nuovi appassionati di misteri  e antichità lo divenne con sicuramente. Merlino divenne una fonte inesauribile per i nuovi scrittori, e le sue formidabili  e fantastiche prodezze andarono ad arricchire i racconti dei futuri narratori fantasy. E poi verrà il cinema che potrà offrirci in immagine i fantastici scenari dove Artù combatté le sue battaglie, e dove Merlino faceva sventolare il suo vessillo rosso con il Drago in stampa, le foreste  attraversate dal destriero nero della terribile Morgana,  e dove Parsifal si apre alla nuova sensibilità Cristiana. Ma questo è solo il celtismo  esplicito, perché implicitamente tutta la letteratura fantastica d’ Occidente è intrisa  di celticità, compresa la letteratura di fantascienza.

La simbologia celtica è complessa e affascinate, assieme al pantheon di Divinità e di Entità presenti nel patrimonio di questi popoli che solo di recente sono divenuti oggetto di uno studio più  attento e accurato e meno letterario o fantastico.

………………………………continua.

 

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HowardPhillipsLovecraft. Omaggio a un grande

giovedì, 19 novembre 2009

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                                              Howard Phillips Lovecraft

                                                       omaggio a  un grande

                                                                         by

                                                            Salvo Gagliardo

 

 

 

Howard Phillips Lovecraft oggi  è considerato unanimemente il più importante e  il più singolare scrittore di letteratura fantastica di tutto il mondo, conosciuto e tradotto in tre continenti, America, Europa ed Asia, i suoi romanzi e racconti condividono il  primato  con Il Signore degli Anelli, ma io sono convinto  che quando quest’ultimo non sarà più letto i racconti dell’ orrore di Lovecraft continueranno ancora  ad esserlo. E per chi lo conosce  come lo conosco io, questo mi fa problema. Perché mai uno scrittore che scrive di situazioni di horror estremo, che descrive entità ripugnanti, che immagina mondi inferi che salgono in superficie, che ci prospetta Alieni poco propensi a tollerare una specie effimera come l’ uomo debba continuare a conoscere un sì grande successo?. Lovecraft non è Edgar Allan Poe, sebbene possa apparire per lui lo scrittore più rappresentativo e con cui condividere universo ed atmosfere. Egli sembra  un bambino capriccioso, e un po’ maldestro,  di fronte alla perfezione formale, alla precisione di dettagli, alla potente razionalità e funzionalità  dei racconti di Poe. Un giorno Jorge Luis Borges ebbe a scrivere  che Lovecraft gli sembrava  una involontaria parodia di Poe. Ma allora, perché mai Lovecraft sembra oggi quasi superare a sua insaputa il maestro di racconti grotteschi e dell’ incubo, così da fare dire a Jacques Bergier che Lovecraft è superiore a Poe stesso? Una boutade da  intellettuale raffinato, o c’è in questo  qualche verità? Con Poe di sicuro ha condiviso l’ aria del New England essendo nato a Providence e Poe a Boston. E di  Poe, Lovecraft si è nutrito nella sua infanzia al protetto di Villa Phillips. Ambedue hanno fortemente risentito alcuni aspetti della letteratura europea, il romanticismo gotico per Poe e l’ espressionismo e lo sperimentalismo europeo  degli Anni Dieci e Venti per Lovecraft, ambedue hanno ambientato qualche loro racconto a Parigi, e ambedue saranno fatti conoscere in Europa proprio dalla Francia. Ma è tutto qui, per il resto Lovecraft procede lungo un cammino tutto suo e simile ad un blake holy o a uno stato singolare della materia trasforma tutto quello con cui viene a contatto, Lovecraft stesso è stato un alieno sul nostro pianeta. Secondo me la sua grandezza sta nella sua stranezza, nel fenomeno che egli ha rappresentato in letteratura e che resta oggi assolutamente inimitato sebbene molti lo hanno adorato e gli hanno dedicato almeno i loro primi tentativi di scrittura prima di conoscere il successo. E anche dopo. A mio avviso Lovecraft è stato il più sofisticato mistificatore di letteratura fantastica di tutti i tempi, egli ha fatto suoi quasi tutti i temi del genere non esclusa la fantascienza, e li ha riproposti in versione HP. Lovecraft, ha ripreso diversi temi di Poe, ha riscritto il racconto di avventura e scientifico di Giulio Verne, ha rivisto il romanzo gotico vecchia maniera, ha esplorato l’ Universo extraterrestre in un tempo in cui la fantascienza stava trovando una sua identità e delle sue riviste specializzate, ha ridato vita al genere di storie sovrannaturali in un periodo in cui lo scetticismo scientifico e i positivismo facevano altri passi avanti, e il cinema si apprestava a sostituire il terrore delle pagine stampate. Ha mistificato tutto e in modo geniale, mettendo insieme, esoterismi, occultismi, vecchi strumenti del gotico, scienza, tecnologie, in un mondo che si avviava verso la Seconda Guerra Mondiale e che stava  per passare attraverso  il  nazionalsocialismo e il  comunismo. Sotto l’ apparenza quasi quieta  di un provinciale annoiato e disturbato dal gran tra tran delle potenti trasformazioni in atto, amante di antichità e della storia del New England, nostalgico dell’ antico colonialismo inglese in America, quasi fascista o razzista in certe sue affermazioni, Lovecraft io penso sia stato uno dei più grandi scrittori rivoluzionari del XX secolo, questo ne  può spiegare l’ attuale successo. Molti sognatori di mondi antichi, nostalgici di ere pretecnologiche in cui l’ universo  non era stato ancora  assatanato dalle macchine oggi non sono più letti, ma Lovecraft continua ad esserlo. Molti registi cinematografici ne dichiarano il debito e secondo me quasi tutta la fantascienza dovrebbe fare atto di omaggio verso uno scrittore che suo malgrado ha potentemente segnato il cammino di tutto il fantastico.

Era nato nel 1890 a Providence, nel Rhode Island, da una famiglia benestante e ricca, proprietaria di una vasta e bella villa, Villa Phillips. Il padre Winfield Scott Lovecraft, un rappresentante di commercio,  vantava ascendenze inglesi, essendosi i Lovecraft stabiliti nello Stato di New York nel XIX secolo, e a questo suo sfoggio di  anglicità, Lovecraft forse deve l’ amore che ha  sempre manifestato per il passato inglese e coloniale. Assai presto Winfield    ha un collasso nervoso e dopo essere stato  ricoverato in un casa di cura per malati di mente,  muore, muore anche il vecchio van Buren Phillips e i Lovecraft dopo avere fatto bancarotta sono costretti a lasciare la bella villa in cima a College Hill. Per Howard Phillips Lovecraft ha inizio così l’ era dello  sradicamento che durerà tutta la vita. Inizia a traslocare in un’ altra casa vicina,  sempre ad Angell Street e vi  abita con la madre che dalla morte del marito e del padre, è   diventata più isterica e apprensiva e con  le zie. Poi muore anche Sarah  Susan Phillips, la madre, e Lovecraft si trasferisce a New York, presso una amica e scrittrice e appassionata  come  lui di racconti fantastici,  la sposa, ma il matrimonio durerà solo  qualche anno, I due si separano e Lovecraft sempre più irritato dalla vita della grande metropoli decide di tornarsene nella  più tranquilla e provinciale Providence. Ma in realtà ormai è solo uno straniero.

………………………………………continua.

 

 

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Lovecraft & C

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2011.November.

 

SherlockHolmes.Il detective

giovedì, 19 novembre 2009

 

Sherlock Holmes

by

Salvo Gagliardo

-Elementary, my dear Watson!

 

Il più grande Investigatore Privato di tutti I tempi, Holmes è il suo  archetipo intramontabile, che potrà essere riproposto sotto  altre forme, aspetti o abiti, a  secondo i tempi e le Ere, ma che non sarà mai sostituito nella sua immagine- archetipo che il suo creatore e poi la fantasia  popolare gli hanno assegnato. Ma come molti altri grandi della letteratura fantastica, Holmes  è una mistificazione e quasi una leggenda. Nessuno lo ha veramente incontrato o visto a parte il suo creatore, Conan Doyle, e il suo più grande amico, il dottore in medicina e chirurgia, Watson. Potrebbe essere una loro totale invenzione, noi non lo sapremmo mai. Potrebbe essere la maschera dietro cui si nasconde qualche altro personaggio, anche su questo non arriveremmo a nessuna verità, su di lui ci restano quattro romanzi e una serie sostanziosa di shorts story che cronologicamente lo vedono in azione dal 1881 al 1904, anno della sua scomparsa definitiva, anche se non sono stati pochi che hanno cercato di riportarlo in vita. Letterariamente Holmes entra in scena nel 1887, anno di pubblicazione del primo romanzo di Conan Doyle che parla delle avventure del suo eroe in Uno studio in rosso. D’ora in poi dobbiamo prestare fede alle descrizioni e ai racconti di Watson, che non essendo Holmes ci dà un suo ritratto dell’ amico e maestro, ma per il resto ci lascia liberi di immaginarlo  come ognuno di noi lo può. In Holmes la mistificazione letteraria si fa davvero intricante, e da un personaggio archetipale come lui non ci si  potrebbe aspettare altro. Potremmo forse avere  un equivalente nel Don Chisciotte di Cervantes. Chi sia realmente, da dove venga, chi sia stata la sua famiglia, sono tutte cose lasciate alla discrezione di Watson che ogni tanto getta lì qualche dato biografico della vita del suo amico, forse non è londinese, forse ha la stessa età di Watson, forse ha una sorella, di sicuro ha un fratello che possiede le sue stesse doti di investigatore, in ogni caso è un cittadino che resterebbe anonimo se non fosse per Doyle e per Watson, nella  sovrappopolata capitale del grande impero coloniale e commerciale inglese. Uno di quei tanti individui più o meno eccentrici,  che la affollano e che popolano i suoi bassifondi come le sue parti più alte, Holmes è uno di loro, ma è anche di più, perché veglia come un guardiano dalla vista acuta sulla sua sicurezza e consegna  alla giustizia i criminali e gli assassini. Volendo avrebbe qualcosa di romantico se non fosse cittadino di quei tempi travagliati dominati dalla grande Regina, la regina Vittoria, con una Civiltà Borghese e  Industriale che sta conoscendo l’ apice per poi avviarsi al declino. Sarebbe forse un tardo boemienne a Parigi, e lui stesso sembra definirsi tale, un artista dell’ investigazione, ma Londra non è Parigi, è una metropoli ingrossata e sporcata  dallo sviluppo industriale, ed è il cuore di un Impero Coloniale che ancora non conosce il declino. Sarebbe una città esotica ed avventurosa come la Bagdad delle Mille e una Notte, se non fosse la più grande metropoli dell’ Occidente da cui parte la storia e in cui si fa la storia. Le sue grandezze e miserie ci sono già state descritte  da altri grandi del Romanzo, parlo degli scrittori inglesi  di fine Settecento, e parlo naturalmente  di Dickens dalla cui penna noi dobbiamo quasi tutto quello che successivamente è stato ritratto di questa città,  e parlo anche di Bulwer Lytton,  dello stesso Stevenson che con Conan Doyle condivide la cittadinanza scozzese, ed è lo Stevenson di Lo Strano caso del  Dottor Jekyll e mister Hyde che per primo ci dà  la futura olografia consacrata di Londra, la Londra fumosa e nebbiosa, dei fanali notturni, dei poliziotti e delle carrozze che trasportano criminali e alte personalità politiche e di governo, o illustri professionisti, o assassini,  è forse fra i primi a tratteggiarci i quartieri malfamati di Soho, e le vie che vedranno in azione il giovane ed allampanato Holmes e il misterioso Jack lo Squartatore. New York d’oltre atlantico non è ancora giunta alla sua grandezza di centro, simbolo e cuore di una Civiltà, anche se si sta muovendo in questo senso. E Parigi resta la città del bel vivere e delle avventure amorose, non puzza di smog e di carbone come Londra. Non c’è forse scrittore nell’ Empireo dei letterati che nei suoi romanzi e nella sua miriade di racconti ci abbia lasciato una galleria infinita di personaggi nessuno dei quali è più grande o più significante di un altro, dal piccolo criminale all’ uomo politico e di Governo, dallo sciuscià londinese, al bettoliere o al poliziotto di Scotland Yard. Secondo me la vera grandezza dello scrittore edimburghese sta proprio in questo, nella straordinaria quantità di volti e di personaggi che ha fatto vivere nella sua Londra virtuale e letteraria. Forse si dovrà attendere James Joyce e la sua Dublino per avere una tale varietà di umanità concentrata in una unica  città.  Ed  Holmes sembrerebbe un personaggio romantico da fiaba, un personaggio da Hans Christian Andersen, se non fosse un figlio tormentato e complesso del suo tempo.

…………………………………………………..continua.

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Sublime &Numinoso

mercoledì, 18 novembre 2009

  

 

 

 

 

Il Romanzo Gotico

by

 Salvo  Gagliardo

 

I Libri del Terrore

 

 

A distanza di circa cento anni apparvero due libri che segneranno non solo il gusto ma anche indicheranno i cammini complessi dell’ umanità. Il primo fu pubblicato nel 1757 e il secondo nel 1917, il primo quasi all’ alba del Rivoluzione francese e in piena Rivoluzione industriale, il secondo in piena Prima Guerra mondiale  quasi alle porte di altri due eventi cardini  della storia, la Rivoluzione russa e la nascita del Nazional  socialismo. Ma essi riguarderebbero la Storia, se non interessassero anche gli studiosi e gli appassionati di Letteratura Fantastica.

 

Nel 1757 fu dato alle stampe  in Inghilterra un opuscolo filosofico destinato a conoscere un certo successo editoriale, ma soprattutto a segnare una nuova sensibilità estetica nell’ arte e nel  gusto. Si trattava di Enquiry upon the origin of our ideas of the sublime and beautiful, e il suo autore era Edmund  Burke. Burke che non era nuovo alle lettere, aveva già pubblicato un altro trattato, aveva 37 anni, e si avviava a ricoprire diverse cariche politiche, nato a Dublino in Irlanda nel 1729, , Burke resterà famoso per la sua opposizione alla Rivoluzione Francese e per la sue simpatie con la Rivoluzione Americana. Whig e Conservatore, figlio di un avvocato, conobbe un certo lustro ai suoi tempi per la sua carica battagliera, ma verrà  ricordato per questo volumetto. E per un panflet , The Present State of the Nation ma anche per i suoi discorsi come Conciliation with America (1775) e la Letter to the Sheriffs of Bristol (1777.).

Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, all’ orrendo che affascina>>. Scrive Burke nel suo trattato di estetica. Dove Il Bello come era comunemente inteso viene rivisto attraverso la categoria approfondita da Burke del Sublime. E il Sublime viene letto  filtrato dallo Stupore e dal Terrore che è implicito nello Sproporzionato e nel Gigantesco.

” Nella natura non si cerca più ciò che può rallegrare la vista, ma si cerca ciò che impressione l’ animo per la sua grandiosità e violenza. Si cerca il massimo, il top delle sensazioni, un senso smisurato del piacere diremmo>>.  Siamo con Burke vicino al marchese de Sade. In questo rinnovamento del sentire non c’è posto per una distaccata contemplazione, ma le nuove scoperte scientifiche spingono l’ Uomo verso l’ Infinito e le sfide che esso impone a chi osa come nel Paradiso Perduto di Milton dare la scalata ai Cieli. Siamo agli albori del Romanticismo, a Burke fa da contro voce la filosofia di Kant e poi quella di Schopenhauer, ambedue si avventurano nel Regno del Sublime e cercano ognuno a suo modo di definirlo meglio. Sublime significa ora Potenza in azione, e non contemplazione fredda, significa pathos e passione.

Longino in età alessandrina, nel Primo secolo dopo Cristo anche lui aveva cercato di definire  la natura  del sublime in un opera che verrà poi riesumata proprio nel XVIII secolo, all’ alba sella Rivoluzione Industriale. Il  Perì Ipsous, ma si trattava nel suo caso di un trattato di retorica.  Pseudo Longino visse anche lui in un Era di grandi trasformazioni, che implicavano fra l’ altro  la nascita della Civiltà Cristiana. Noi non vogliamo qui cogliere certe somiglianze con la Nostra Era, che ci sono a detta di molti, forse riaffermando l’ idea di una possibile ciclicità negli Sviluppi della Storia. Fu il francese Nicolas Boileau che lo fece  conoscere attraverso una sua traduzione all’ uomo moderno e permise  a Burke di scrivere il suo saggio. Siamo alle soglie del Romanticismo e si impone una  nuova sensibilità del sentire e del vedere, deserti, oceani in tempesta, cime e ghiacciai, la potenza della natura scatenata, si scatena un’ ansia di sentimenti estremi che mettono paura, un bisogno di esperienze estreme che non possono non coinvolgere anche De Sade.Piacere e dolore aprono  le nuove porte della conoscenza, e da questa strada si arriva anche al patologico. E’ chiaro che qui  si anticipa Freud e la frenologia moderna. Gli artisti romantici prediligeranno questi paesaggi estremi, deserti, montagne, oceani, turbolenze naturali.  Si fa avanti anche l’ idea che ciò che respinge anche attrae. Che la Repulsione è l’ altra faccia dell’ Attrazione e dell’ Incanto. Una foresta oscura e piena di pericoli attrae e respinge insieme. In Frankenstein gli scenari sono le vette delle Alpi Svizzere, i castelli della Germania, e i Ghiacci del Polo Nord, la fantasia si allarga e galoppa, sono i primi segni di una globalizzazione che non conosce confini e che sarà propria della letteratura fantastica e di tutti i suoi sottogeneri, non esclusa la letteratura di fantascienza. Solo l’ estremo del Sublime può mostrare allo scienziato le leggi nascoste della Natura. Si esclude così il rimo augusteo e misurato a favore di esperienze estreme. In un tempo in cui dal’ altra parte si affermava il neoclassicismo a cui fu legato Goethe, ma lo stesso Goethe non sfuggì alla nuova sensibilità e le sue opere, ad esempio Faust lo stanno a rivelare, per non parlare dei suoi diari di viaggio, soprattutto quello in Sicilia. Sappiamo che il poeta di Weimar fuggiva il gotico sorgente nelle sue scelte architettoniche e paesaggistiche in nome di un equilibrio illuministico, ma ….il suo interesse per Cagliostro, per certi correnti esoteriche e pietiste del tempo, i suoi interessi per una certa oscurità, o per le sensazione che provò nella Grotta di Santa Rosalia a Palermo, in Goethe forse vivevano due anime, e non tutto in lui fu apollineo come più tardi cercherà di dimostrare Thomas Mann. E’ chiaro che siamo pronti con simile sensibilità dilatata a leggere  i romanzi di Horace  Walpole e di tutti gli altri  scrittori e scrittrici di Romanzi Gotici. Ed è anche chiaro che per questa strada passeranno non solo Hoffman e Poe, ma anche l’ intero mondo fantastico del XIX e del XX secolo. La predilezione per le situazioni estreme, per la patologia dei sentimenti, per il macabro e il morboso passano da qui. E alla fonte ricevono le considerazioni del filosofo irlandese.

 

Nel 1917 viene pubblicato in Germania Das Heilige. Über das Irrationale in der Idee des Göttlichen und sein Verhältnis zum Rationalen,  da un giovane teologo e pastore protestante, e studioso di scienze religiose, Rudolf Otto. Otto era nato nel 1869. nella Bassa Sassonia ed aveva viaggiato in India. Il suo saggio ha rivelanza per il pensiero protestante e cristiano, ma in breve diviene oggetto di interesse e di studio per studiosi di religioni comparate come Mircea Eliade e Josef Campbell, ma noi vi troviamo anche dell’ altro che interessa il nostro punto di vista di studiosi di letteratura fantastica. Rudolf Otto ha introdotto nel mondo religioso ma non solo la categoria del Numinoso nel Sacro. Un sentimento di difficile definizione che ci permette di capire l’ intero mondo legato alle manifestazioni religiose, mistiche e del Sacro. Nel suo libro si parla di fascinans e di tremendum, di mysterium e di Ganz andere, ossia di il Radicalmente altro. Categorie che forse fanno parte di una visione pietistica della vita ma che possono anche essere applicate al grande genere letterario fantastico. Se Burke aveva segnato il passo della nuova moda letteraria gotica, Otto ne ha rafforzato le strutture interne in un tempo che stava conoscendo il cinema e un nuovo tipo di letteratura del terrore. E’ chiaro che non possiamo applicare alla lettera le profonde considerazioni del pastore luterano nell’ esaminare opere come Lo strano Caso del dottor Jekill e mister Hyde, o il Dracula di Bram Stoker, o i più moderni lavori di un Lovecraft, ma che nel nuovo gotico ci fosse molto di Otto questo lo possiamo sostenere. E’ una chiave di lettura che non considera la sofisticata macchina editoriale di racconti fantastici e dell’ orrore legata alle spietate leggi del mercato, ma è certo che un nuovo sentimento gotico si afferma anche nel cinema nelle prime opere fantastiche o espressioniste. Così come Burke toglieva la categoria del Bello da un certo manierismo arcadico, così Otto restituiva la religione, o le religioni ad un sentimento primordiale del Sacro che con la razionalità ha poco a che fare. Burke sebbene avverso alla Rivoluzione Francese, mostrava che il bello sta anche nell’ orrore e nel raccapriccio, Hitler chiamerà fantastiche le sue armi di distruzione e farà della guerra uno spettacolo anche da godere e per cui esaltarsi. Gotico nel Settecento stiede anche per Barbaro e recupero del Barbarico, Otto a circa un secolo di distanza, dimostrava che il fondo dell’ uomo è irrazionale e che anche Dio, come nell’ antico Testamento può manifestarsi nell’ orrore. Burke apriva la strada alla nuova classe borghese che andrà al potere, Otto ne constaterà il declino e la fine e il ritorno al sentimento ineffabile del terrore.

Nella letteratura critica, nel 1987, S.L. Varnado ha dato alle stampe. Haunted Presence. The Numinous in Gothic Fiction. Nel suo saggio critico, lo scrittore adotta le categorie usate da Otto per dare una sua lettura della letteratura gotica.

 

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Tre passi fra le Nuvole

sabato, 14 novembre 2009

 

Albi di FantastiKa

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Le cinque Rose di Geremia Gardoncle

racconto fantastico

by

Salvo Gagliardo

 

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<<Il vecchio Mosè  Abrams era appena uscito di casa,

per ricondurre le mucche alla stalla,  quando

trovò lo  Straniero>>

Clifford Simak.- Il compagno

 

 

 

1.

Il Vecchio di Millkill : Geremia Gardoncle

 

 

Sono un irriducibile solitario, e se vi va di salire sulla  collina  di Milkhill, e chiedete giù a Brinville la strada del vecchio Geremia Gardoncle, vi squadreranno  per bene, e dopo essersi assicurati che non siete un parente, un fastidioso esattore delle imposte,un avvocato, un medico, o chessò io, Dio non voglia, un becchino,vi manderanno al diavolo con << se lo trovi da solo!>>. Perché l’uomo di Milkhill è un vecchio topo di collina, scontroso come un lupo, fiero come un’ aquila, e testa dura come uno stambecco. Mi sono così stufato  della fastidiosità della gente, che da anni vivo qui in solitudine, a coltivare le mie rose, ad arare il mio orticello, e a fumare la pipa. Qualche volta viene  a trovarmi una delle mie ragazze. E’ sposata giù in città con un tipo che vende chitarre o fisarmoniche, un certo Orphel, o Orphal, o vattela a pesca!Un tipo con cui non spartirei neanche la cabina telefonica. Così Ethel sale quassù qualche ora al giorno, ad ascoltare il brontolio di un vecchio padre. Poi resto solo, con il mio gatto e qualche piccolo animale da cortile.

 

 

2.

Quella strana luce lassù

 

 Quel tardo pomeriggio, dopo una fumata tranquilla,ero attorno alle mie rose con il gran cappello di paglia da giardiniere, i guanti e tutto il resto, quando vidi da sotto la larga tesa del mio cappello qualcosa che brillava. Alzai la testa, ed il cielo era più rosso di un normale tramonto, nuvoloni infuocati correvano come mandrie inferocite. Penasi subito che stesse per scatenarsi un formidabile temporale, e forse anche Samuele, il  vecchio gatto che mi tiene compagnia da quando è morto Jack, il mio fido labrador inglese. Il gatto  annusò l’ aria con i suoi lunghi baffi, fissò il cielo con i suoi strani occhi luccicanti, e se la diede a gambe levate per la porta di servizio.

Restai così a grattarmi la nuca, mentre quello strano esercito di nubi e nembi avanzava solenne come un galeone spagnolo. Qualcosa schizzò fuori da quella fosforescente crema di ribes e con una spettacolare parabola precipitò oltre il mio piccolo campo fiorito. Sradicò gli alberi che avevo piantato, meli e peri, fischiò e sparì dietro la collina con un inteso boato in una aurora intensamente rosata che presto divenne rossa simile alla fiamma di un caminetto.

Bella storia! Pensai. Seccature in vista. Speriamo che nessuno si sia rotto l’ osso del collo! Continuai a rimuginare, mentre il sole tramontava e le prime stelle cominciavano a brillare. Tutt’attorno c’era un silenzio abissale. Dentro le fattoria le bestie cominciarono ad innervosirsi. L’ aria attorno era stranamente elettrizzata, e presto si riempì di schiamazzi ed urla. Rientrai in casa, deciso a fornirmi di una torcia elettrica per una escursione lassù, sebbene la collina brillasse di luci come New York.

Maledizione! L’ interruttore aveva fatto cilecca! Non c’era più corrente. Le sole luci che brillavano  sinistramente erano gli occhi del mio vecchio gatto persiano, che mi accolse come se avesse visto uno spettro, gonfiando il pelo mostruosamente.

Maledissi l’ elettricità e gli elettricisti che mi avevano giocato quel brutto tiro. Frugai nell’ armadio del sottoscala e trovai  la torcia, Giù di nuovo una bestemmia. Le batterie erano completamente scariche. Continuai  a frugare nel buio e trovai una lampada a gas del tipo a lanterna. Indossai il giaccone e vi misi dentro   il mio revolver a sei colpi. Uscii. L’ aria era più calda e secca. Guardai le costellazioni in cielo, la collina sembrava che bruciasse di una intensa luce arancione. Imboccai un sentiero in salita. Sentivo dietro di me lo schiamazzo isterico degli animali, mentre le numerose cicale di quelle sere tacevano.

 

…………………………………………..continua.

 

 

 

 

 

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Questa storia è dedicata a tutti coloro  che sono appassionati di UFO e di Alieni. Forse la sera del 2 luglio del  1947 in una fattoria vicino Roswell, nel New Messico, è precipitata  un’ astronave aliena, il primo UFO crash della storia dei media, qualche giorno prima, il pilota privato ed uomo d’ affari, Kenneth Arnold aveva visto in volo sul Monte Rainier, nello Stato di Washington, ai confini col Canada, 9 oggetti volanti non classificati, li chiamò Dischi Volanti( Flying Saucers).Grazie. Salvo Gagliardo.

 

I Capolavori. Lo Strano Caso del dottor Jekyll e mr. Hyde

venerdì, 6 novembre 2009

 

 

 

I Capolavori

The Strange Case of doctor Jekyll and mister Hyde

di

Robert Louis Stevenson

 

by

Salvo Gagliardo

 

 

Il romanzo di Robert. L. Stevenson è stato letto, studiato e classificato diversamente nel tempo, come  romanzo tardo gotico del secondo Ottocento, come detective story, come romanzo scientifico o  avventura scientifica per l’ esperimento off limits condotto dal medico e scienziato londinese Edward Jekyll, come romanzo metafisico e del sovrannaturale, ed effettivamente l’ opera, non eccessivamente lunga e condotta secondo una certa economia di spazi, si presta a queste diverse classificazioni, e nessuna di queste le è estranea. Siamo nel tardo Ottocento e in Inghilterra domina la Regina Vittoria, l’ opera è quindi del periodo tardo vittoriano dominato dalle scienze biologiche e darwiniane. Siamo lontani di mezzo secolo e passa dal Frankenstein della giovane Mary Shelley e l’ Impero inglese  comincia a segnare qualche vago cedimento. La borghesia è all’ apice, ma giunta nel suo livello più alto presagisce la sua  fine. Fra qualche anno Herbert George Wells darà alle stampe i suoi disperati  ed allarmanti   romanzi futuristici e Conan Doyle, anche lui scozzese di Edimburgo come Stevenson un po’ forse rifacendosi a certe atmosfere del romanzo del suo concittadino creerà una Londra olografica e di maniera dove i nuovi Jekyll potranno germinare ,crescere, e   vivere le loro vite di crimini e di libertà assoluta, studiati, scovati e mostrati al pubblico dall’ abile e contraddittorio Sherlock Holmes. Insomma l’ Impero Inglese domina ancora i commerci tallonato dalla potente e crescente America, ma comincia anche a chiedersi quali sono i confini di questa espansione e quale è il prezzo da pagare in nome di una certa umanità e contegno che diventa sempre più di facciata. Le scienze stanno facendo miracoli e bacchettoni come il dottor Layon è giusto che  diventino le vittime di un piccolo mostro terribile nato dal seno dell’ augusto e rispettato Edward Jekyll, dottore in medicina, le generazioni si susseguono e il futuro di Hyde sembra sorridere tenebrosamente  e anticipare ciò che di mostruoso e terribile riserverà all’ uomo il XX secolo. Sono timidi tentativi ancora, non si parla di ecatombi e di genocidi o di omicidi plurimi. Tutto sommato Hyde è ancora un bambino che deve provarsi in un mondo che ancora lo rifiuta e per questo deve agire di nascosto, come vuole il suo cognome. Nel romanzo si parla solo di qualche sua malefatta, una ragazzina strapazzata in una via di notte,  e un vecchio trombone universitario ucciso, anche se  selvaggiamente, niente di più, il resto Stevenson forse ce lo suggerisce. Oggi sorrideremmo visto che ogni giorno siamo testimoni di crimini efferati veri o ricreati in  fiction che vanno ben oltre la recuperata selvaggia potenza distruttiva del giovane  alter ego del dottore. Ma il piccolo e mostruoso Hyde appare  già  a creature sensibili come Utterson dai modi e dalle idee di antico puritano e a Stevenson lo scrittore, creatore, e demiurgo, già contornato dalla sua aura di metafisico orrore agghiacciante, questo forse è il lato più interessante dell’ opera dello scrittore inglese e in questo consiste  forse  la sua intensa goticità. Hyde è il Male o meglio è Il Male  che fa  il suo ingresso nel mondo in attesa di potenziarsi e divenire più spettacolare ed esplosivo. Io penso che il punto di vista più interessante per uno scrittore di fantastico sia l’ aspetto sovrannaturale della storia, che  potrebbe anche diventare fantasy più tardi, ed è quello che ha  affascinato di più lettori ed estimatori come HP. Lovecraft. L’ aspetto  sociale o psicologico del racconto, i suo innesto nella moderna e nascente psicoanalisi, l’ alienazione inevitabile dell’ uomo sempre più dentro meccanismi gelidi e tecnologico e sempre più costretto a portare maschere di convenienza in una società sempre più complessa ed intimamente spietata, è cosa che è stata ampiamente sceverata, anche l’ ormai classico richiamo al  Doppelganger è oggi cosa trita e ritrita, sappiamo tutti l’ apporto a questo tema di Edgar Allan Poe, di Stevenson, di Oskar Wilde e di vari altri, e conosciamo oggi un po’ tuti le sintomatologie di schizoidismo o le diverse schizofrenie della personalità, tutte cose che si potevano acquistare a peso nelle edicole ed oggi trovare su Internet,. Ma forse nessuno oggi fra tutti coloro che ogni giorno ci propinano spettacoli di scissioni, o alterazioni patologiche della personalità, di killer seriali sempre più in gara nelle fiere dell’ atrocità, forse nessuno è riuscito letterariamente a rendere quanto Stevenson il Mistero del Male e della sua esistenza, bisognerebbe fare molti passi indietro per trovare qualcuno o qualcosa capace di rendercene la forza e l’ orrore. Io penso che fra  gli scrittori del XX secolo, solo Howard Phillips  Lovecraft ci si è provato. Forse ancora   in America, Melville ci ha provato. Hyde non è Jekyll, non lo è fisicamente altrimenti i suoi amici lo avrebbero riconosciuti, Hyde è qualcosa d’ altro, una Alieno forse o un Mistero che si sta servendo del corpo di Jekyll la cui curiosità scientifica lo ha spinto a quell’ esperimento andato a male. Hyde è tutti noi, Hyde è la liberazione dell’ energia di un atomo scisso, Hyde è l’effetto della distruzione di quella unità anche se fittizia con cui tutti noi ci presentiamo al mondo, Hyde è l’ orrore della Molteplicità libera di manifestarsi nel caos e nella violenza, è insomma l’ antico  pandemonio. E’ la molteplicità che è sottesa ad ogni  Unità voluta da Dio ma debole e facilmente distruttibile se non è tenuta da ferree leggi morali e quasi bibliche. E’ il ritorno allo stato pagano libero e selvaggio, è il recupero del notturno e delle sfere selvagge che  vanno di notte a caccia sotto la complicità della Luna piena, Hyde è tutto questo. Si direbbe, come è stato anche  detto, il piacere della regressione generata  da una  trasgressione alle leggi di Dio. E Utterson che rappresenta un indagatore distaccato che sebbene puritano e cittadino del Bene nel male è di casa, Utterson ne percepisce con agghiacciante terrore la presenza. Hyde anticipa Hitler, anticipa la bomba di Hiroshima, anticipa le pulizie etniche e tanto altro, in qualche  modo Hyde apre la strada a Jack lo Squartatore, ai pagliacci assassini di Stephen King , a Norman Bates  di Psyco, ad  Hannibal  Lecter  de Il   Silenzio degli  Innocenti, è Patrick Bateman il  serial killer di American Psyco.  Ma è ancora qualcosa di più e Stevenson da ottimo scrittore non svela tutto  il  suo mistero,  ma lo lascia vivere come simbolo irriducibile, come incubo notturno che continua a terrorizzarci, con una forza maggiore di quella di Freddy Kruger,  come  l’ archetipo di un  personaggio eterno simile al Vampiro  o all’ Ebreo Errante. L’ arte consumata di R.L.  Stevenson  sta proprio in questo, nel fatto che ha messo in giro un archetipo intramontabile. La grandezza negativa di Hyde e quella artistica del suo creatore stanno proprio qui, ancora oggi  leggiamo questo romanzo che dovrebbe sembrarci  superato da misfatti ed orrori ben più grandi. Ma i capolavori hanno  da sempre fatto questo nel dar vita a personaggi intramontabili e non resi vani dal tempo.

 

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Fotogallery.Cherry

domenica, 1 novembre 2009

 

 

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