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HowardPhillipsLovecraft. Omaggio a un grande

giovedì, 19 novembre 2009

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                                              Howard Phillips Lovecraft

                                                       omaggio a  un grande

                                                                         by

                                                            Salvo Gagliardo

 

 

 

Howard Phillips Lovecraft oggi  è considerato unanimemente il più importante e  il più singolare scrittore di letteratura fantastica di tutto il mondo, conosciuto e tradotto in tre continenti, America, Europa ed Asia, i suoi romanzi e racconti condividono il  primato  con Il Signore degli Anelli, ma io sono convinto  che quando quest’ultimo non sarà più letto i racconti dell’ orrore di Lovecraft continueranno ancora  ad esserlo. E per chi lo conosce  come lo conosco io, questo mi fa problema. Perché mai uno scrittore che scrive di situazioni di horror estremo, che descrive entità ripugnanti, che immagina mondi inferi che salgono in superficie, che ci prospetta Alieni poco propensi a tollerare una specie effimera come l’ uomo debba continuare a conoscere un sì grande successo?. Lovecraft non è Edgar Allan Poe, sebbene possa apparire per lui lo scrittore più rappresentativo e con cui condividere universo ed atmosfere. Egli sembra  un bambino capriccioso, e un po’ maldestro,  di fronte alla perfezione formale, alla precisione di dettagli, alla potente razionalità e funzionalità  dei racconti di Poe. Un giorno Jorge Luis Borges ebbe a scrivere  che Lovecraft gli sembrava  una involontaria parodia di Poe. Ma allora, perché mai Lovecraft sembra oggi quasi superare a sua insaputa il maestro di racconti grotteschi e dell’ incubo, così da fare dire a Jacques Bergier che Lovecraft è superiore a Poe stesso? Una boutade da  intellettuale raffinato, o c’è in questo  qualche verità? Con Poe di sicuro ha condiviso l’ aria del New England essendo nato a Providence e Poe a Boston. E di  Poe, Lovecraft si è nutrito nella sua infanzia al protetto di Villa Phillips. Ambedue hanno fortemente risentito alcuni aspetti della letteratura europea, il romanticismo gotico per Poe e l’ espressionismo e lo sperimentalismo europeo  degli Anni Dieci e Venti per Lovecraft, ambedue hanno ambientato qualche loro racconto a Parigi, e ambedue saranno fatti conoscere in Europa proprio dalla Francia. Ma è tutto qui, per il resto Lovecraft procede lungo un cammino tutto suo e simile ad un blake holy o a uno stato singolare della materia trasforma tutto quello con cui viene a contatto, Lovecraft stesso è stato un alieno sul nostro pianeta. Secondo me la sua grandezza sta nella sua stranezza, nel fenomeno che egli ha rappresentato in letteratura e che resta oggi assolutamente inimitato sebbene molti lo hanno adorato e gli hanno dedicato almeno i loro primi tentativi di scrittura prima di conoscere il successo. E anche dopo. A mio avviso Lovecraft è stato il più sofisticato mistificatore di letteratura fantastica di tutti i tempi, egli ha fatto suoi quasi tutti i temi del genere non esclusa la fantascienza, e li ha riproposti in versione HP. Lovecraft, ha ripreso diversi temi di Poe, ha riscritto il racconto di avventura e scientifico di Giulio Verne, ha rivisto il romanzo gotico vecchia maniera, ha esplorato l’ Universo extraterrestre in un tempo in cui la fantascienza stava trovando una sua identità e delle sue riviste specializzate, ha ridato vita al genere di storie sovrannaturali in un periodo in cui lo scetticismo scientifico e i positivismo facevano altri passi avanti, e il cinema si apprestava a sostituire il terrore delle pagine stampate. Ha mistificato tutto e in modo geniale, mettendo insieme, esoterismi, occultismi, vecchi strumenti del gotico, scienza, tecnologie, in un mondo che si avviava verso la Seconda Guerra Mondiale e che stava  per passare attraverso  il  nazionalsocialismo e il  comunismo. Sotto l’ apparenza quasi quieta  di un provinciale annoiato e disturbato dal gran tra tran delle potenti trasformazioni in atto, amante di antichità e della storia del New England, nostalgico dell’ antico colonialismo inglese in America, quasi fascista o razzista in certe sue affermazioni, Lovecraft io penso sia stato uno dei più grandi scrittori rivoluzionari del XX secolo, questo ne  può spiegare l’ attuale successo. Molti sognatori di mondi antichi, nostalgici di ere pretecnologiche in cui l’ universo  non era stato ancora  assatanato dalle macchine oggi non sono più letti, ma Lovecraft continua ad esserlo. Molti registi cinematografici ne dichiarano il debito e secondo me quasi tutta la fantascienza dovrebbe fare atto di omaggio verso uno scrittore che suo malgrado ha potentemente segnato il cammino di tutto il fantastico.

Era nato nel 1890 a Providence, nel Rhode Island, da una famiglia benestante e ricca, proprietaria di una vasta e bella villa, Villa Phillips. Il padre Winfield Scott Lovecraft, un rappresentante di commercio,  vantava ascendenze inglesi, essendosi i Lovecraft stabiliti nello Stato di New York nel XIX secolo, e a questo suo sfoggio di  anglicità, Lovecraft forse deve l’ amore che ha  sempre manifestato per il passato inglese e coloniale. Assai presto Winfield    ha un collasso nervoso e dopo essere stato  ricoverato in un casa di cura per malati di mente,  muore, muore anche il vecchio van Buren Phillips e i Lovecraft dopo avere fatto bancarotta sono costretti a lasciare la bella villa in cima a College Hill. Per Howard Phillips Lovecraft ha inizio così l’ era dello  sradicamento che durerà tutta la vita. Inizia a traslocare in un’ altra casa vicina,  sempre ad Angell Street e vi  abita con la madre che dalla morte del marito e del padre, è   diventata più isterica e apprensiva e con  le zie. Poi muore anche Sarah  Susan Phillips, la madre, e Lovecraft si trasferisce a New York, presso una amica e scrittrice e appassionata  come  lui di racconti fantastici,  la sposa, ma il matrimonio durerà solo  qualche anno, I due si separano e Lovecraft sempre più irritato dalla vita della grande metropoli decide di tornarsene nella  più tranquilla e provinciale Providence. Ma in realtà ormai è solo uno straniero.

………………………………………continua.

 

 

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I Capolavori. Lo Strano Caso del dottor Jekyll e mr. Hyde

venerdì, 6 novembre 2009

 

 

 

I Capolavori

The Strange Case of doctor Jekyll and mister Hyde

di

Robert Louis Stevenson

 

by

Salvo Gagliardo

 

 

Il romanzo di Robert. L. Stevenson è stato letto, studiato e classificato diversamente nel tempo, come  romanzo tardo gotico del secondo Ottocento, come detective story, come romanzo scientifico o  avventura scientifica per l’ esperimento off limits condotto dal medico e scienziato londinese Edward Jekyll, come romanzo metafisico e del sovrannaturale, ed effettivamente l’ opera, non eccessivamente lunga e condotta secondo una certa economia di spazi, si presta a queste diverse classificazioni, e nessuna di queste le è estranea. Siamo nel tardo Ottocento e in Inghilterra domina la Regina Vittoria, l’ opera è quindi del periodo tardo vittoriano dominato dalle scienze biologiche e darwiniane. Siamo lontani di mezzo secolo e passa dal Frankenstein della giovane Mary Shelley e l’ Impero inglese  comincia a segnare qualche vago cedimento. La borghesia è all’ apice, ma giunta nel suo livello più alto presagisce la sua  fine. Fra qualche anno Herbert George Wells darà alle stampe i suoi disperati  ed allarmanti   romanzi futuristici e Conan Doyle, anche lui scozzese di Edimburgo come Stevenson un po’ forse rifacendosi a certe atmosfere del romanzo del suo concittadino creerà una Londra olografica e di maniera dove i nuovi Jekyll potranno germinare ,crescere, e   vivere le loro vite di crimini e di libertà assoluta, studiati, scovati e mostrati al pubblico dall’ abile e contraddittorio Sherlock Holmes. Insomma l’ Impero Inglese domina ancora i commerci tallonato dalla potente e crescente America, ma comincia anche a chiedersi quali sono i confini di questa espansione e quale è il prezzo da pagare in nome di una certa umanità e contegno che diventa sempre più di facciata. Le scienze stanno facendo miracoli e bacchettoni come il dottor Layon è giusto che  diventino le vittime di un piccolo mostro terribile nato dal seno dell’ augusto e rispettato Edward Jekyll, dottore in medicina, le generazioni si susseguono e il futuro di Hyde sembra sorridere tenebrosamente  e anticipare ciò che di mostruoso e terribile riserverà all’ uomo il XX secolo. Sono timidi tentativi ancora, non si parla di ecatombi e di genocidi o di omicidi plurimi. Tutto sommato Hyde è ancora un bambino che deve provarsi in un mondo che ancora lo rifiuta e per questo deve agire di nascosto, come vuole il suo cognome. Nel romanzo si parla solo di qualche sua malefatta, una ragazzina strapazzata in una via di notte,  e un vecchio trombone universitario ucciso, anche se  selvaggiamente, niente di più, il resto Stevenson forse ce lo suggerisce. Oggi sorrideremmo visto che ogni giorno siamo testimoni di crimini efferati veri o ricreati in  fiction che vanno ben oltre la recuperata selvaggia potenza distruttiva del giovane  alter ego del dottore. Ma il piccolo e mostruoso Hyde appare  già  a creature sensibili come Utterson dai modi e dalle idee di antico puritano e a Stevenson lo scrittore, creatore, e demiurgo, già contornato dalla sua aura di metafisico orrore agghiacciante, questo forse è il lato più interessante dell’ opera dello scrittore inglese e in questo consiste  forse  la sua intensa goticità. Hyde è il Male o meglio è Il Male  che fa  il suo ingresso nel mondo in attesa di potenziarsi e divenire più spettacolare ed esplosivo. Io penso che il punto di vista più interessante per uno scrittore di fantastico sia l’ aspetto sovrannaturale della storia, che  potrebbe anche diventare fantasy più tardi, ed è quello che ha  affascinato di più lettori ed estimatori come HP. Lovecraft. L’ aspetto  sociale o psicologico del racconto, i suo innesto nella moderna e nascente psicoanalisi, l’ alienazione inevitabile dell’ uomo sempre più dentro meccanismi gelidi e tecnologico e sempre più costretto a portare maschere di convenienza in una società sempre più complessa ed intimamente spietata, è cosa che è stata ampiamente sceverata, anche l’ ormai classico richiamo al  Doppelganger è oggi cosa trita e ritrita, sappiamo tutti l’ apporto a questo tema di Edgar Allan Poe, di Stevenson, di Oskar Wilde e di vari altri, e conosciamo oggi un po’ tuti le sintomatologie di schizoidismo o le diverse schizofrenie della personalità, tutte cose che si potevano acquistare a peso nelle edicole ed oggi trovare su Internet,. Ma forse nessuno oggi fra tutti coloro che ogni giorno ci propinano spettacoli di scissioni, o alterazioni patologiche della personalità, di killer seriali sempre più in gara nelle fiere dell’ atrocità, forse nessuno è riuscito letterariamente a rendere quanto Stevenson il Mistero del Male e della sua esistenza, bisognerebbe fare molti passi indietro per trovare qualcuno o qualcosa capace di rendercene la forza e l’ orrore. Io penso che fra  gli scrittori del XX secolo, solo Howard Phillips  Lovecraft ci si è provato. Forse ancora   in America, Melville ci ha provato. Hyde non è Jekyll, non lo è fisicamente altrimenti i suoi amici lo avrebbero riconosciuti, Hyde è qualcosa d’ altro, una Alieno forse o un Mistero che si sta servendo del corpo di Jekyll la cui curiosità scientifica lo ha spinto a quell’ esperimento andato a male. Hyde è tutti noi, Hyde è la liberazione dell’ energia di un atomo scisso, Hyde è l’effetto della distruzione di quella unità anche se fittizia con cui tutti noi ci presentiamo al mondo, Hyde è l’ orrore della Molteplicità libera di manifestarsi nel caos e nella violenza, è insomma l’ antico  pandemonio. E’ la molteplicità che è sottesa ad ogni  Unità voluta da Dio ma debole e facilmente distruttibile se non è tenuta da ferree leggi morali e quasi bibliche. E’ il ritorno allo stato pagano libero e selvaggio, è il recupero del notturno e delle sfere selvagge che  vanno di notte a caccia sotto la complicità della Luna piena, Hyde è tutto questo. Si direbbe, come è stato anche  detto, il piacere della regressione generata  da una  trasgressione alle leggi di Dio. E Utterson che rappresenta un indagatore distaccato che sebbene puritano e cittadino del Bene nel male è di casa, Utterson ne percepisce con agghiacciante terrore la presenza. Hyde anticipa Hitler, anticipa la bomba di Hiroshima, anticipa le pulizie etniche e tanto altro, in qualche  modo Hyde apre la strada a Jack lo Squartatore, ai pagliacci assassini di Stephen King , a Norman Bates  di Psyco, ad  Hannibal  Lecter  de Il   Silenzio degli  Innocenti, è Patrick Bateman il  serial killer di American Psyco.  Ma è ancora qualcosa di più e Stevenson da ottimo scrittore non svela tutto  il  suo mistero,  ma lo lascia vivere come simbolo irriducibile, come incubo notturno che continua a terrorizzarci, con una forza maggiore di quella di Freddy Kruger,  come  l’ archetipo di un  personaggio eterno simile al Vampiro  o all’ Ebreo Errante. L’ arte consumata di R.L.  Stevenson  sta proprio in questo, nel fatto che ha messo in giro un archetipo intramontabile. La grandezza negativa di Hyde e quella artistica del suo creatore stanno proprio qui, ancora oggi  leggiamo questo romanzo che dovrebbe sembrarci  superato da misfatti ed orrori ben più grandi. Ma i capolavori hanno  da sempre fatto questo nel dar vita a personaggi intramontabili e non resi vani dal tempo.

 

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