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La Avventure di Shall Gallardo

lunedì, 16 novembre 2009

 

 

 

 

Albi di Fantastica

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Anno 2005-2007

 

Le Sette Porte del Sogno

racconto  filosofico fantastico

by

Salvo Gagliardo

 

Shall Gallardo è misteriosamente scomparso da Palermo, la sua città natale. Scomparso. Vanificatosi nel nulla! Nessuno di noi del Piccolo Gruppo sa dove sia finito. E penso nessun altro, né in città, né in qualsiasi altro luogo   della Terra. In questa storia mi chiamo Giorgio, ma non rivelerò il mio vero nome, né di Shall G.  dirò la sua vera identità. Scrittore del fantastico e ricercatore dell’ insolito, Gallardo è abbastanza noto come lo scrittore  de  Il Dio di Ghiaccio,Una Storia Transilvana e  Supernova 1973. In queste brevi  note mi sforzerò di raccontarvi qualche episodio singolare della vita di quell’ uomo  strano e straordinario la cui mente è stata così dolorosamente  toccata, e  che ci ha lasciato opere dominate da un’ accesa fantasia  e dall’ intenso bisogno di superare i limiti dell’ umano. Barocco Siciliano, Labirinti, Mistero Marziano, L’ Alchimista, lo stanno a dimostrare, e sono noti i suoi due  complessi saggi fantastici : La macchina del tempo e Le Sette Porte del Sogno, quest’ ultimo lasciato incompiuto e pubblicato postumo. Shall manca  da dieci anni, ed io non abito più a Palermo, essendomi trasferito a Milano, la città dei miei genitori, dove ho il mio lavoro, la mia famiglia ed  una casa spaziosa. Ma il destino e le coincidenze hanno voluto che molti anni li abbia trascorsi in quella meravigliosa città del sud e che  vivessi fianco a fianco del mio amico scrittore, con cui ho condiviso stranamente la data di nascita, il mese e l’ anno e persino una certa somiglianza fisica. I giornali  che a  suo tempo si sono occupati della sua scomparsa, hanno diffuso per scherzo, per gioco, o anche  per verità, certe strane ipotesi che noi del Piccolo Gruppo avevamo discusso nelle nostre lunghe serate conviviali, nelle terrazze, nei giardini e negli abbaini delle nostre case, sotto le stelle ed al chiaro di luna, o davanti ad un caminetto scoppiettante, fra bicchieri ed avanzi di pasto, con i posacenere stracolmi di cicche ed un long play di Mozart sul piatto del nostro giradischi ad alta fedeltà. Spesso mi capita di rileggere i suoi romanzi migliori  e  sento una grande nostalgia dentro,  e mi pento della nostra graffiante  ironia, anche se allora noi tutti cercavamo di riportare Shall G., come ormai affettuosamente lo chiamavamo,   dentro coordinate  più sane e  realistiche.

Le sue singolari ricerche nelle biblioteche di Palermo  ne avevano fatto una figura nota ed inconfondibile: alto, dinoccolato, magro, con i capelli castani che cadevano a ciuffi  sulla fronte arcuata, ed i sottili baffetti che si era fatti crescere negli ultimi tempi quando aveva cominciato  a portare gli occhiali  con la montatura metallica, gli abiti trascurati e l’ aria perennemente svagata e distratta. Era  nato in una  casa nei pressi  del teatro Politeama, vicino ad  una chiesa  valdese, col mare azzurro  ed  il porto che si scorgevano  dagli ampi balconi; e vi era rimasto per il resto della sua esistenza. Era una bella casa spaziosa e ricca, e per noi del Piccolo Gruppo quasi mitica;  io abitavo non lontano, nel vecchio  quartiere   di  Corso  Scinà, nell’ antico Borgo di Santa Lucia. Ma per tutti noi fu mitica anche un’ altra sua dimora, quella materna, una vecchia casa di paese a Borghetto sul Monte, un piccolo comune a 500 metri di altezza, distante qualche chilometro dalla città. Shall l’ andava ad abitare quando voleva isolarsi dallo stress cittadino o doveva scrivere  le ultime pagine di qualche suo strano lavoro. << Ritiri  igienici>>, li chiamava. Era un fabbricato di paese  a tre piani, anch’esso stracolmo di libri, con una grande voliera piena di uccelli, tre tartarughe, un grosso gatto persiano, dal nome orientale Chang, ed una cantina con dei vini scelti, Shall beveva   solo vini siciliani doc, aveva una vera passione per il Marsala ghiacciato, ma avvolte preferiva     anche dello cherry rosso e molto intenso , e per inciso ricordo qui la sua predilezione  per i buoni sigari che spesso comprava presso la tabaccheria <<Trinacria>>  di via Dante. Ricordo anche  che nella sua  cantina di paese,  aveva attrezzato un’atentica e in cantina aveva attrezzato una vera sala cinematograficai via Dantevolte beveva o gatto persiano, Chang, una cantin autentica  sala cinematografica dove si godeva la sua ricchissima videoteca di opere fantastiche  e di fantascienza, ed avvolte invitava gente del posto  a vedere i  film, pochissimi, di cui aveva scritto la sceneggiatura, come la storia di androidi marziani   Rosen & C. di un regista palermitano, non ricordo il nome. Ma ricorderò  sempre i fantastici e magici inverni di Borghetto sul  Monte sotto la neve, come quello di un lontano e strano Natale.

 Gallardo   essendo un ricercatore di fantastico, di lui  si parlò sui giornali  come di  un nuovo  Charles  Fort, il singolare collezionista americano di fatti insoliti. Di sicuro  gli era molto  simile, ma  era simile   anche ad Ambroce Bierce,  anche lui scomparso  misteriosamente in   Messico, al grande  Edgar Allan Poe,e  forse  a Lord  Dunsany, ma  di certo  apparteneva alla ristretta  famiglia dei Lovecraft, l’ idolo di tutta la sua vita.

Condusse approfonditi studi sul vampirismo, sui sogni e su uno strano e singolare  colore dello spettro che lui stesso  chiamava  la <<Luce degli Angeli>>, o più  bizzarramente <<colore mistico>> e di cui si sapeva pochissimo.  A questo proposito ricordo  che aveva cercato di coinvolgere nella sua idea    l’ intero  universo scientifico   palermitano che si occupava di fisica della luce, allora  Shall   stava componendo  il suo strano  romanzo L’ Isola  del Serpente. Ma d’altronde le ipotesi fantastiche che furono fatte per spiegarne  la scomparsa  rientravano nel personaggio, ossia nel gioco di atmosfere e di climax  che circondava la sua figura e che riverberava per intero  su tutti noi.  Gallardo  aveva cominciato a far parlare di sé dopo che la Francia gli aveva pubblicato un lungo romanzo, Claire de Lune , e  gli aveva assegnato l’ ambito premio di fantascienza  Jules Verne.  Fu allora che, noi del Piccolo Gruppo cominciammo   a considerare più seriamente le sue ostinate ricerche di antichissimi documenti che parlavano di strane macchine del tempo,  e del modo con cui si poteva   viaggiare dentro ai   propri  sogni, un’ idea fantastica  che , come dopo  mi disse, aveva letto nel Libro Tibetano dei Morti. Ma presto  divenne interesse dei giornali  la notizia della presenza in città, nel polveroso deposito di qualche vetusta biblioteca, di un remotissimo libro esoterico, forse risalente all’ età  alessandrina , o forse ancora più antico, e che portava il singolare  titolo di Le Sette Porte dei Sogni.   Come lui stesso   ci raccontò, Gallardo  pensava  che il  manoscritto  si dovesse  trovare   nel   Convento dei benedettini  di San Martino,    tuffato in una splendida pineta boscosa fuori Palermo. Noi tutti sapevamo che Shall G.    vi era di casa,  e lo sapeva di certo  frate Simplicio che lo riceveva spesso fra le  sue vecchie  mura.

Noi del Piccolo Gruppo sottoponevamo spesso  ad una critica selvaggia e ad una graffiante  ironia  ciò che quella  mente vulcanica   andava elaborando, e tutto sommato questo  era un modo per non lasciarci travolgere dalla sua indubbia  << singolarità>>, da  quell’ autentico buco nero che fu il nostro caro  amico.  Erano noti ai giornali i suoi vari  ricoveri psichiatrici  ed i suoi molteplici problemi con gli strizzacervelli del posto. La psichiatra Laura Bonelli , da tempo sua amica,  il dottor Sandro Belmonte della clinica Solaris, Mirella Fiore, Attilio, Beppe, Luca, e  Rosellina Bayardi ,  ed io, formavamo il Piccolo Gruppo. Per quanto mi riguarda dirò subito  che per carattere sono molto diverso  dal mio amico scrittore. Ma come tutti gli altri subii l’ irresistibile  fascino della sua personalità, e continuai a subirlo dopo che i mie studi mi portarono ad iscrivermi alla solida  facoltà di Economia e Commercio. Fino ad allora  io e Shall avevamo frequentato le stesse scuole, ma lui continuò a marciare per la sua strada che lo portò  alla pubblicazione del suo primo libro.  Si  trattava di un gustoso ed informato saggio sui costumi celtici  dei  paladini  di Francia nella Sicilia normanna. Subito fece seguito una sua  accurata e ragionata bibliografia  sui libri fantastici ed esoterici che aveva compulsato per anni  nelle biblioteche della città,  e  che titolò significativamente e con una certa ironia,   Diari di una Follia.  Il suo contatto con lo scrittore californiano Ben Hershell, best seller mondiale  della letteratura fantastica ed horror, e con lo scrittore siciliano dell’ insolito, Giuseppe  Majarona che aveva fatto uscire alcuni  libri sul Triangolo delle Bermuda, sulla mitica Atlantide e sui misteri dell’ Antico Egitto,  avevano dato nuovi orientamenti alla sua febbrile curiosità intellettuale.  Hershell  fu suo ospite, per due mesi, nella sua vecchia casa a Borghetto sul Monte.  E poi giunsero gli UFO e la complessa storia degli Alieni, una passione che non tutti  noi dividevamo con lui.  Quando Shall G.   scomparve, diversi giornali scrissero alcuni con ironia,  che Gallardo era stato rapito dagli UFO. Ed in effetti, noi che eravamo andati a spulciare nelle emeroteche della città, trovammo brevi trafiletti su avvistamenti  di strane  sfere luminose,  e di altri oggetti singolari, nei cieli di Palermo, e   proprio in quei giorni. Devo qui  aggiungere che alcuni di noi del Piccolo Gruppo assieme  al nostro amico,  e col nostro pulmino di lavoro, eravamo andati assai  spesso in giro per la città  a caccia di stranezze,  ed anche fuori. Soprattutto Luca Normanno ed Attilio Luciani  che era il nostro fotografo.

Ed arriviamo alla Società degli Astrofili, Astra, che possiede  un piccolo  Osservatorio amatoriale sulle colline fra Monreale e Palermo, e  la cui  sede si trova a Piazza Indipendenza. Ma prima  parlerò di quella straordinaria e magica notte di Natale che tutti noi del Piccolo Gruppo passammo    con Shall G.  al Monastero dei Frati della Passione sopra Borghetto sul Monte.

 Non so cosa fossero quegli strani globi luminosi che apparvero di sera  fra le montagne, lassopra dove ci aveva condotto. Ovunque c’ era la neve, ed all’ improvviso le luci di tutto il paese e di Partenice a Valle che si trova più in basso , si spensero  quasi a comando. E tutti noi le vedemmo, le sfere   o qualsiasi  cosa esse  fossero. Più tardi Nicola e Beppe ironizzarono sulle nostre facoltà di suscitare allucinazioni collettive. Ma sono sicuro che quella  non era stata un’ allucinazione. I frati del convento d’ altronde  ci dissero  che altre volte avevano visto qualcosa, ma stranamente Shall in silenzio  sembrava assistere  ad uno spettacolo di cui forse  era il solo  regista.

Ho detto di Astra, e parlerò del giovane Valguarnera. Con la barba e con grossi  occhiali dalla montatura scura,  era  lui ad organizzare il lavoro del gruppo. In quel periodo Gallardo si era dato molto da  fare per promuovere seminari e far nascere istituti scientifici che si interessassero di esobiologia, una scienza nuova, interdisciplinare e ancora indefinita. L’ esobiologia studia  l’ origine della vita nell’ Universo. Ricordo che per questo Shall  era andato a Catania e ad  Erice per interessare scienziati ed astronomi  al suo progetto. Quando scomparve, una delle persone che contattammo fu proprio Sergio Valguarnera con cui Gallardo era spesso uscito in missione sul campo. Mirella ed io lo trovammo a Piazza Indipendenza, era assieme ad una ragazza.  Prendemmo un caffè in un bar vicino,  e Sergio ci raccontò di quella volta a Mondello. Shall c’era andato per ricevere un premio di letteratura fantastica nello splendido Palace  Hotel, a Valdesi  di fronte al lido. Quella sera presso le terrazze dell’ albergo c’ero anch’ io e c’era anche  Mirella Fiore. Gallardo vi incontrò Aby Singer, un famoso ufologo americano che aveva pubblicato due o tre libri sul caso Rosswell. Singer  si occupava anche di magnetismo terrestre. Sergio non mi disse di cosa avevano parlato, ma Shall  dopo si era ritirato per tre mesi a Borghetto sul Monte dove aveva ospitato Ben Hershell che aveva pubblicato due romanzi fortunati sugli UFO. Così Valguarnera ci portò col suo pulmino, un gigantesco cane  Labrador, la ragazza, Mirella ed io, in un giro per la Palermo più antica e pittoresca.  Giungemmo al Ponticello e alla Giudecca dove avevano convissuto ebrei ed arabi,e  dove un tempo scorrevano le acque del Kemonia. Sergio si mise a sondare l’ aria con una strana  apparecchiatura  elettronica il cui persistente ticchettio diventava sempre più insistente. Passammo dal Castello della Zisa e dall’ aerodromo di Bocca di Falco, salimmo a Baida fino al monastero benedettino di Santa Maria degli Angeli, dove il rilevatore di Sergio sembrava impazzito. Finito il giro, Valguarnera mi disse:

- Ecco dove potrebbe annidarsi il mistero di Shall

E mi raccontò una storiella che lui e Gallardo avevano letto in una raccolta di Luigi Nathàn, lo pseudonimo di un vecchio e noto  scrittore siciliano  di racconti di appendice, e  che parlava di un rabbino ebreo giustiziato a Palermo nel XV secolo per atti di magia, dall’ Inquisizione.

Mi ricordai subito della storia di Napò.

 Napoleone Lanza era un ospite del manicomio comunale di via Pindemonte. Lo aveva in cura la dottoressa Laura Bonelli amica di Gallardo. Laura era  una bella donna e Shall G.  le aveva a lungo fatto la corte.  Così un giorno  le aveva chiesto di assistere ai colloqui terapeutici  che lei aveva periodicamente  con Lanza. Napò era un giovane schizofrenico che soffriva di deliri di persecuzione e di  grandezza, ecco il motivo per cui Shall lo aveva chiamato Napò. Credeva che gli Alieni gli stessero comunicando rivelazioni straordinarie ed apocalittiche. Questo era il motivo dell’ interesse del mio amico.  Lanza era stato un brillante studente universitario di ingegneria aeronautica. Era figlio unico di piccoli proprietari terrieri di Bagheria che lo avevano mantenuto agli studi con grandi sacrifici. Il giovane contava di trasferirsi in Francia per specializzarsi in ingegneria astronautica.  Ma lo stress degli studi ed una delusione amorosa, avevano mandato il suo cervello in tilt. Così la via Pindemonte vide molte volte posteggiata la malandata Volkswagen grigia di Gallardo  ferma accanto al marciapiedi. E fu in quel tempo che Mirella Fiore  ed io lo sentimmo  parlare per la prima volta di buchi neri, ma fu anche allora che sentii la prima volta il nome di Abulafia Maimonide. Shall G.  era un vero topo di biblioteca, così negli ultimi tempi fu costretto a portare le lenti, che a dire il vero gli donavano parecchio  su quel volto pallido e stranamente triangolato. Sapeva scovare documenti strani e fantastici a fiuto, era un suo  sesto senso.  Secondo  Napò,il rabbino  Abulafia Maimonide aveva fatto degli esperimenti magici così singolari  nell’ antico ghetto  di Palermo, servendosi forse di libri cabalistici e di antichi grimari magici, da provocare uno squarcio nel tessuto spazio temporale simile al collasso di una stella,  che non sarebbe stato mai più ricucito e per cui, sempre secondo Napò passavano creature di altri mondi e di altri universi.  La sua era una teoria paranoide  ben congegnata. Per cui il mio amico  cominciò ad interessarsi alla fisica insolita ed agli stati singolari della materia. Noi tutti pensavamo che stesse scrivendo qualche strano racconto di fantascienza, vista l’ assiduità con cui frequentava gli istituti scientifici di via Archirafi e di Parco d’ Orleans. Scomodava un po’ tutti quando aveva qualche problema o qualche strana idea gli ronzava nella testa. Inoltre sembra  che l’ esperimento del rabbino avesse realmente provocato non pochi danni alla città. Infatti era storicamente provato che in quel periodo il fiume  Kemonia era straripato, che un terremoto aveva fatto tremare le mura  di Palermo e  che misteriosi globi luminosi erano apparsi dovunque. Stranezze e prodigi si erano ripetuti più volte nel tempo.   Inoltre, per  Napò  ed anche per Shall G. , ma non sapevo quanto ci scherzasse sopra, degli Alieni sarebbero venuti fuori,sparati  dalla singolarità ed avrebbero minacciato la capitale dell’ isola. Nel 1666 spaventose alluvioni di certo la travolsero, le antiche porte furono totalmente sommerse dal fango  e dall’ acqua. Inoltre il mio amico era riuscito scovare un volumetto  del tempo in cui si parlava di una strana creatura, di un mostro che aveva terrorizzato Palermo attraversandola su una specie di secchio scassato o qualcosa di simile posto su un carro. Va da sé che Shall era subito saltato alle conclusioni che quel secchio fosse un’ astronave aliena sfasciatasi nelle vicinanze della città. Era un delirio altrettanto fantastico  quello di Napò che aveva contagiato e di certo plagiato il nostro caro  amico e scrittore. Era ciò  che pensava il piccolo Nicola Forte. Ma la follia  contagia chi è già pazzo!  aggiungeva con un certo sarcasmo. Forse Nicola aveva ragione, ma io e Mirella continuammo a fare le  nostre ricerche con l’ aiuto di Gregorio Silvestri che da poco era entrato nel Piccolo Gruppo. Shall lo chiamava Gregorio Le Fanu per la sua straordinaria competenza in storia della Sicilia. Le Fanu, appassionato di folklore,  era stato il notissimo scrittore irlandese del romanzo <<Carmilla >>. Gregorio abitava in un antico  palazzo ristrutturato in Corso Vittorio, ed aveva uno zio nella curia arcivescovile di Monreale.  Così non fu difficile  procurarci due o tre libri molto rari di  storia di Palermo. Vi trovammo il nome di Abulafia Maimonide, un ebreo  convertito , che nel 1496 o 1497 era stato condannato come mago e bruciato come eretico a piazza Sant’ Erasmo, << per atto di infame magia>>, si leggeva. Si parlava anche di strani bagliori fluttuanti simili a fiamme  che avevano avvolto la città per tre giorni.

……………………………………..la storia continua.

 

 

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